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Autore

Felice Maglio

Anno

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Luogo

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Tempo di lettura

2 minuti

I figli sono anche di papà

Ti bastava la mia mano ed eri pronta a tutto, persino a sfiorare l'orizzonte e non ti preoccupavi se la sabbia era bollente...

Dolcissimo amore mio,

oramai è solo l'inchiostro di questa penna l'unica possibilità che ho di colloquiare con te, di rivedere i tuoi lineamenti, di avvertire il calore del tuo amore.

Non mi è rimasto più niente, le fondamenta sono state minate e tutto il castello si è adagiato su se stesso.

Si, proprio come facevamo la scorsa estate quando siamo stati al mare e tu, impavida, volevi raggiungere la parte più alta, nonostante i flutti che ti bagnavano tutta.

Ti bastava la mia mano ed eri pronta a tutto, persino a sfiorare l'orizzonte e non ti preoccupavi se la sabbia era bollente: c'erano le mie braccia nelle quali ti rifugiavi, coprendomi della tua crema protettiva.

I tuoi capelli bagnati erano ancora più belli, lucidi e lunghi fin sulle spalle, capaci di sfilarti il tuo bel faccino tondo.

Ricordi il sole di quei giorni di luglio, quando l'aria calda riempiva il tuo musetto di perline di sudore, che io amavo baciare per assaporare il sapore del mare?

E le cavalcate che con insistenza mi chiedevi di fare sulla giostrina a forma di coniglietto che finivano subito e tu non eri mai soddisfatta?

Non esiste più nulla. Ci hanno portato via tutto, facendo a gara nell'alzare un muro più alto del più grande grattacielo, per proteggerti da tuo padre o meglio dall'amore di papà.

La nostra complicità dava fastidio a più di qualcuno, si sentiva forse minacciata, depauperata di un bene che nessuno avrebbe mai potuto intaccare: il suo amore, sempre ammesso che di quel sentimento si trattasse. O forse di possesso? Di tremebonda fame di proprietà?