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Autore

Tommaso Bordonaro

Anno

1988

Luogo

Palermo/provincia

Tempo di lettura

10 minuti

La spartenza

Dolorosa e straziande è stata la spartenza [...]

Dolorosa e straziande è stata la spartenza, ma trovando tutto al contrario di ciò che io credevo. Non potevo immaginare ciò che ho trovato. Alle ore 20 di pomeriggio siamo saliti sulla nave chiamata di nome Marine Shiak e si distacca la nave della banchina facendo sosta per due ore e trenta minuti, ferma quasi due chilometri distante del porto per passare il controllo il commissariato ai passeggieri con passaporti alla mano e altri documenti, e io che andavo in giro per appostare tutta la mia famiglia oltre le persone a me affidate. Ne mettevo apposto una e ne perdevo un'altra. Finalmente in ultimo sistemo me con mio zio Rosario e mio figlio Nino, così alle ore 22 e minuti 30 scende la pulizia italiana e parte la nave inviandosi verso la America. E così cominciamo a essere americane su tutto e per tutto. Il manciare americano fino alla frutta, mi sono disolato a portare quelle borse e valigie pieni di frutta e biscotti e liquore. E che c'era la mia cara mamma che non si poteva soddisfare a darmi delle cosette: un po' cacio un po' biscotti un po' mandorli ben conditi, insomma mi voleva dare pure il suo cuore. Invece che appena parti la nave cominciano a darci manciare e servitù da grandi signori: pasta bianca come la schiuma che all'Italia si trivava a 500 lire il chilo, carne di tutte le qualità, burro che all'Italia non si conosceva, caffè, zucchero, checchi, frutta, marmellata, insomma tutte le cose che manciavano le grande signori, che all'Italia noie si potevano manciare perché per manciare quei pasti doveva pagare a peso d'oro, delle c se che io ancora sconosceva: il caffè e il latte si usava come si usava l'acqua in Italia quando si en in campagna. E questa vita per tutto il viaggio. Questo per manciare.

Andiamo poi per lo stare su l'acqua, lo stare e il movimento della nave. Il giorno 13 mattino, una bellissima giornata, mare sereno, nessuna impressione appariva che si fosse sul mare: così fino a sera i miei bambini, la mia moglie si andava in giro su la nave un po' sopra un po' giù come se fossimo in una città atterra come Palermo, specie mio figlio Nino e Franco che parevano ufficiale di marina che sorvegliavano la nave. Quel piccolino di Franco voleva stare sempre affacciato per guardare i pesci e splorare il mare: insomma vi era un divertimento.

[...] il mare mosso potente, noi passegieri più morte che vive [...]

Giorno 14, il mare si comincia a muovere. Mio figlio Rosolino resta a letto con la febbre affetto dal vaiolo. Il mare continua quasi buono, nulla di disturbo. Nel pomeriggio alle ore 18 e 30 circa si vedono spuntare le monte alle coste della Spagna: così andando sopra vedo la signora Rosalia Castelbuono che piangeva a pianto dirotto, che diceva in questa terra riposa la buona anima di mio figlio, fino al buio continuando sempre così. Dopo, per svagarla un poco, dovette accompagnarla al cinema. Dopo siamo andati a letto lasciando i miei figli Rosolino e Ciro con la febbre alta per l'affetto del vaiolo.

Giorno 15, all'alba, alle ore 6 circa, salendo sopra vedo che abiamo lasciato lo stretto di Gibilterra e ci interniamo nel mare Oceano. I miei figli lasciano la febbre. Il mare continua sempre bello ma la nave fa piccoli sbalzi e si comincia a perdere l'appetito e si vedono dei pesci grossissimi. Alle ore 12 circa si vedono le coste della Nolvegia o altro nome che io non so. Alle ore 18 circa termina la vista dell'Eoropa sfiorando per ultimo le coste del Portogallo. Il mare un po' mosso mio figlio Nino che sembra un cacciatore di mare che gira e rigira come un vecchio marinaio.

Giorno 16, comincia il mal di mare per tutti. Il mare agitato, noi passegieri quasi tutti alletto chi la febbre che il mal di testa chi male digesti, insomma pochissimi sono che vanno a pranzo: così anche il lupo di mare, cioè mio figlio Nino, comincia a rovesciarse e abbattere a letto. Mia moglie e i miei figli tutti alletto, solo mio figlio Ciro resiste e fa il cuoco per Mai, va prende delle pietanze e porta a letto per tutti. Il mare continua sempre aggitato, così passa pure il giorno.

Andiamo al giorno 17. È stata una giornata vero disgraziata, il mare mosso potente, noi passegieri più morte che vive, mia moglie per arzarsi dalletto ha pianto come una bambina con le lagrime e così triste, ma è passato pure questo giorno.

Passiamo al giorno 18. Siamo tutte ammalati del mare, le onde di acqua che sembrano montagne immenso al mare e così triste è finito il giorno.
Passiamo al 19 che è San Giuseppe, il nostro patriarca che ci

manda la provvidenza e continuamo con un po' di malenconia. Il mio cuore non gioisce, vagava tanta confosioni nella mia mente. Chisà quanti dei miei parenti nel mio paesetto che pensano a me specialmente il giorno di san Giuseppe. Pensavo con una tenerezza del cuore quanti lagrimi della mia mamma pure triste; ma già si è fatta notte e io prometto a San Giuseppe una messa e lire mille per mettermi al parte della festa e liberarci presto da queste orribile onde di acqua.
Giorno 20, andiamo sempre al pegio. Se non avessero chiuse tutte le porte e finestre ci fossemo tutti allagati. Le onde di acqua superavano il vapore. Tutto il giorno così: però mia moglie comincia a rilevarse un poco o per la paura o non so come, un po' si solleva dal letto. Mio figlio Nino riprende il suo servizio a splorare la nave, anche mio figlio Franco ad andare su e giù. Si rompono piatti, le persone si abbracciano uno all'altro, omini e donni, vecci e bambini, come paze. Una cosa da impressionare e termina così con quei sbarzi.
Giorno 21, il mare è un poco più calmo ma ancora niente fermo e noi continuamo asserenare un altro poco.
Giorno 22, il mare un po' sereno e noi ci incoragiamo un po’ di più. Mia moglie si alza un po' dal letto, apremo le valigie con i biscotti portati di casa e limoni e li trovamo tutti ammuffiti che puzavano, allora così aranci, dolci e tutto buttati a mare.

[...] Alle ore una di notte del 27 abiamo arrivati quasi alla statua, e che si vedi una belleza! [...]

Giorno 23, il mare è sereno, noi si comincia a sentire l'odore dell'America che già siamo vicino. Giorno 24, vieni un giorno di nuovo cattivo vento contrario, neve, acqua di sotto e piove e grandine, ecco di nuovo tutte alletto, la prima mia moglie, e si sta con la speranza che presto si arrivasse e passa il tempo Speriamo che a cambio di oggi si arrva domani perché la nave ac fare diciannove miglia allora ne fa appena otto e anche meno ragione del mal tempo e così passa anche questo giorno. Il 25 è il giorno della Santissima Maria Annunziata, una grande giornata. Il mare è sereno quasi tutto il giorno, abiamo recitato il santo rosario, anche le cento cruci. Alle ore 22 una allegria per tutto il vapore, che si vedeva una luce lontana che annoi sembrava la luce di terra, invece era un'altra nave all'acqua lontana. Noi siamo rimasti contenti che l'indomani dovevamo essere a terra. Invece all'alba di giorno 26 ci siamo andati tutti all'aria e non si vede altro che acqua e cielo e vento e neve da tirare la faccia e così si ritorna di nuovo giù con lo spasimo di tanti cuore che si desiderava la vista della America, e che ancora non si vede nienti. Alle ore 21 e 30 minuti finalmente abiamo visto i fari del porto e la chiaria della luce, cosi la mia famiglia e tutti i passagieri siamo andati al vento e alla neve fuori a vedere la prima vista della luce americana, e poi chi se ne va a letto chi canta chi suona, insomma un'allegria di tutti i cuore. Io sono stato fino alle 23 in guardia di vedere di più, così ho visto la illuminazione: era una bellissima veduta. Alle ore una di notte del 27 abiamo arrivati quasi alla statua, e che si vedi una belleza! Una illuminazione bellissima. Le nave chi va chi vieni tutti illuminati: una veduta per me mai vista. La mattina alle ore 5 abiamo passato la statua e ci siamo entrati in porto con la Marine Shark. La.emuzione era forte a vedere, con quella neve che il freddo era tremente, tutta quella genti che chiamava chi un nome chi un altro, chi piangeva, chi gridava, tutte quel macchine, chi correva, chi fischiava, insomma una folla immensa, chi non conosceva la sua famiglia e una veduta di palazi che facevano impressione a guardarli, macchine, villi che pareva veramente il paradiso che noi non, abiamo ancora visto.

Alcune pagine dai taccuini di Tommaso Bordonaro fotografate da Luigi Burroni.
Alcune pagine dai taccuini di Tommaso Bordonaro fotografate da Luigi Burroni.
Alcune pagine dai taccuini di Tommaso Bordonaro fotografate da Luigi Burroni.
Alcune pagine dai taccuini di Tommaso Bordonaro fotografate da Luigi Burroni.
L'emigrato Bordonaro sulla nave Vulcania 1955. Autore sconosciuto.
L'emigrato Bordonaro sulla nave Vulcania 1955. Autore sconosciuto.