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Tratto da

Ricordi e impressioni di un'internata

Autore

Lea Ottolenghi

Tempo di lettura

5 minuti

Giorno della Memoria 2024

Leggi il mio diario
Fughe in Italia
Lavoravo volentieri ed anche a casa cercavo rendermi utile dato che non ci era consentito avere donne a servizio, e cosi da allora ho cominciato la mia pratica di casalinga.

Nel frattempo nel 1939 avevo dato la licenza liceale come esterna e Lina la laurea in Scienze Naturali. Silvia pur avendo sposato un cattolico non poteva insegnare e viveva nell’incubo per il suo bambino Paolo nato nel 1940 a Firenze. Nel frattempo il mio legame con Gastone divenne sempre più forte e me lo trovai vicino alla scomparsa di papà e fu per noi di sostegno, aiuto e conforto grandi. Ci fidanzammo il 27 dicembre 1941. Andavo spesso dai nonni Castelli che mi avevano accolto con tato affetto e a cui ero molto affezionata. Gastone con la mamma ed il fratello Vittorio stava da loro, perché il babbo era in Francia, era antifascista e durante un suo viaggio in Corsica fu arrestato e portato a Livorno dove stette in carcere ai Domenicani e di li al confino ad Urbisaglia. Emma aveva preparato per le sue materie Gastone per la licenza liceale scientifica, che superò bene. Eravamo nel 1941 e Gastone fu precettato insieme ad altri giovani ebrei per lavorare a Collesalvetti e doveva partire al mattino con un trenino alle 5. Il lavoro cosisteva nello spalare il fondo di un fiumiciattolo, la Tora, per pareggiarne il letto. Io mi impiegai da un caro amico di mio fratello Mario, O. Coppini che dirigeva una Soc. di Lubrificanti, cosi imparai la stenodattilografia e fui assunta come sua segretaria. Lavoravo volentieri ed anche a casa cercavo rendermi utile dato che non ci era consentito avere donne a servizio, e cosi da allora ho cominciato la mia pratica di casalinga. Il 27 dicembre 1941 si fece una piccola festa a casa mia per il nostro fidanzamento, poi 1'11 gennaio del 42  dai Castelli, ho cervato alcuni , petali delle rose rosse che Gastone mi dette in quell’occasione insieme ad un anellino della famiglia Orefice ed io gli detti un portasigarette d’argento.

Foto di Luigi Burroni dai diari originali di Lea Ottolenghi
Però passato l’inverno, verso l’estate venne la legge che agli ebrei non era consentito stare ion luoghi di villeggiatura perciò fummo costrette a sloggiare e di li cominciarono le nostre peregrinazioni ed il periodo peggiore fra fughe, nascondigli, allarmi e bombardamento.

Poco dopo la scomparsa di papà, a causa soprattutto dei bombardamenti ci trasferimmo in una stupenda villa sul mare a Castiglioncello nella località: “Il Sorriso”, avevamo la discesa al mare ed una vista incantevole, così mamma, Emma, Anna ed io ci godevamo, nonostante i tempi, questo luogo di sogno. Anche il mio principale aveva trasferito l’ufficio a Castiglioncello e per un certo periodo potei contonuare a lavorare. Però passato l’inverno, verso l’estate venne la legge che agli ebrei non era consentito stare ion luoghi di villeggiatura perciò fummo costrette a sloggiare e di li cominciarono le nostre peregrinazioni ed il periodo peggiore fra fughe, nascondigli, allarmi e bombardamento. La casa dei nonni Castelli in Via Borsi, fu bombardata e fu un miracolo che riuscirono a salvarsi rifugiandosi nello scantinato dei vicini e di li andarono a Bolgheri dai Tabet che avevano una fattoria e una bella villa. Gastone quel giorno era andato con la mamma ad accompagnare il babbo ad Urbisaglia dove era stato trasferito con altri antifascisti. Al suo ritorno, vedendo la casa dei nonni ridotta a macerie temette per la loro vita e quella dei Lattes e di Vittorio che era con loro. Trovò un biglietto e li raggiunse a Bolgheri. Da Castiglioncello, noi 4 ansammo al Colle Montanino presso dei contadini che conoscevano i genitori di Elio. A mamma dettero una camera nella loro casa ma noi tre dormivamo in un granaio dove brulicavano i topi e la notte ne ero terrorizzata. La vita semplice fra contadini mi piacque e mi ci adeguai, era difficile trovare cibo se non a borsa nera. detti delle lezioni a dei ragazzetti che in cambio mi portavano un po' di carne, o farina o uova. Gastone col fratello, il cugino Mario e Tabet furono costretti a fuggire ed a rifugiarsi in un capanno di pastori nei pressi di Volterra. Avvenne in quei giorni il famoso: 25 luglio1943! fatto meraviglioso! caduta d i Mussolini!! suo arresto e deportazione al Gran Sasso! La gioia dapprima soffocata nel timore non fosse vero, eslpose in pieno e sembravamo tutti impazziti! Al paese con lo scalpello demolirono i fasci littori si cantava e ballava per la strada e mi dispiaceva non aver Gastone con me per gioire insieme! Pensavo che la pace era ormai vicina e questo era il principio della fine di tanta angoscia: quanta illusione! Arrivò invece l'8 settembre con le inevitabili conseguenze, l'armistizio sospirato portò la peggiore confusione, fascisti e nazisti in fuga facevano retate e sopprusi e la vittoria era ben lontana! Ci vennero a cercare dovemmo lasciare il Colle, appena in tempo, ci dividemmo per non dare nell’occhio. Ruberie, saccheggi, vittime innocenti, orrori indescrivibili ci facevano vivere nell’incubo. Dopo ore ed ore di viaggio in un baroccio e vagare, mi trovai con Silvia e Paolo piccino di 3 anni, a Volterra presso dei parenti di Elio. Dovevamo restare chiuse in una stanza seminterrata con le persiane sempre chiuse, senza fare il minimo rumore.