Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza utente.
Leggi l'Informativa Privacy completa.

Logo Fondazione Archivio Diaristico Nazionale

Autore

Ada Vita

Anno

1942 -1945

Luogo

Milano

Tempo di lettura

5 minuti

100 giorni a Beirut

Beirut, Libano, 1982

 

Le varie tende che compongono l’Ospedale da campo sono installate ed ora cominciamo a lavorare: prepariamo i letti, spolveriamo gli strumenti sanitari. L’ Ufficiale addetto alla Radiologia prova l’apparecchio, vengono sistemati gli ambulatori e la piccola sala operatoria. La Sorella strumentista prende visione dell'” autoclave ” — una piccola sterilizzatrice – la osservo, avvolge in piccoli ” pacchi ” gli strumenti, le garze ecc., è gelosa del suo lavoro e orgogliosa della responsabilità assunta è garante della sterilità del materiale, non ha piacere che le tocchino i suoi ” pacchetti “. Anche la Sorella alla quale è stata affidata l’autoambulanza odontoiatrica prende visione del suo “campo d’azione”; lavoro meno impegnativo in quanto il suo ” gabinetto odontoiatrico ” è limitato all’interno dell’ambulanza che è già predisposta in un accurato ordine. In breve tutte le Sorelle sono in attività, chi nella tenda chirurgica, chi nella tenda medica; importante è l’ambulatorio — il Pronto soccorso sarà il Campo di maggiore attività ( questo lo constateremo nel futuro ),. Intanto alla barra, posta all’ingresso del piazzale, dove vediamo già i militari di guardia, si fermano e curiosano prima alcuni bambini che man mano aumentano e successivamente e lentamente anche qualche donna.

Mentre sono nel piazzale dell’Ospedale da Campo e sto parlando con l’Ufficiale Medico di guardia, mi ” sfiora ” un fischio; è uno dei proiettili che, sparati dalla strada sono diretti verso di noi

Appena posso prendo lentamente conoscenza della ZONA dove lavoriamo. Giro tra gli attendamenti del Governolo. Con meraviglia vedo che il Comando è come una piccola città, c’è di tutto: il forno per il pane — la tenda con il calzolaio — il barbiere — l’elettricista — l’officina per riparare gli automezzi – la cucina, ecc., solo dopo pochi giorni anch’io faccio ricorso sia al calzolaio che al barbiere. Nell’ospedale da Campo c’e un lento afflusso di ammalati e diversi casi di avvelenamento: una bimba di quattro anni portata in coma per aver ingerito un calmante; con lei c’è la sorellina, solo frastornata, per averne ingerito una minor dose; molti sono i bambini gravi, che ricorrono a noi dopo aver bevuto petrolio, spirito od altri liquidi oppure per gravi ustioni.

Mentre sono nel piazzale dell’Ospedale da Campo e sto parlando con l’Ufficiale Medico di guardia, mi ” sfiora ” un fischio; è uno dei proiettili che, sparati dalla strada sono diretti verso di noi, il militare di guardia mi conferma gli spari dichiarando che al primo colpo si è messo al riparo.

Dal Comando, mi avvio a piedi, sulla strada dell’aeroporto , verso l’Ospedale da Campo, che dista 5 minuti, – , come ci ha raccomandato il Col. Angioni, porto tutta la mia attenzione a dove poso i piedi; la strada è abbastanza dissestata e con grosse buche piene di fango ed acqua. Mi chiama il T. Col. Grasso che mi avverte che presso l’Ospedale da Campo sono stati ricoverati cinque civili di cui 2 gravissimi. Sono subito sul posto, c’è gran movimento: sangue da tutte le parti — e, fatto il primo intervento, i feriti vengono portati, con i nostri mezzi, al loro Ospedale.

Beirut
Beirut
Beirut
Beirut

Qualche giorno dopo, verso le 16,00 succede qualche cosa di strano. Alcuni militari libanesi, con tanto di mitra sulla spalla, ci portano quattro civili, pare si siano picchiati, li segue un bambino che piange; uno di questi civile sta per svenire, ha ricevuto un colpo ai reni, gli altri sono … malconci. Intanto che uno di loro viene visitato, avviene un altro grave alterco tra di loro (militari e civili): uno urla, l’altro piange ( noi non capiamo nulla !!) alla fine i civili, che, abbiamo appurato, sono palestinesi si portano via, strascinandolo, il ferito; il bambino viene strappato dalle braccia di una Sorella, che tenta di tranquillizzarlo, e … tra pianti, urli, bisticci, minacce escono, scappando velocemente dal campo. Rapidamente i militari che sono libanesi cercano di rincorrerli. Viene subito dato l’ordine di chiudere le sbarre ed i libanesi vengono fatti uscire dall’entrata per rallentare il loro eventuale inseguimento ed evitare peggiori conseguenze.