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2 giugno 1946 - Edizione 2026: 80 anni di Repubblica italiana

2 giugno 1946: 80 anni fa nasceva la Repubblica italiana. È anche il giorno in cui, per la prima volta, milioni di donne entrano nella storia democratica del Paese come cittadine a pieno titolo, esercitando il diritto di voto. A ottant’anni di distanza, i diari e le testimonianze dell’Archivio restituiscono le voci delle donne che vissero quel momento storico e contribuirono a costruire la nuova democrazia, lottando in quegli anni per i propri diritti civili, politici e lavorativi, per sé e per le generazioni future. Questo percorso vuole essere un omaggio alla loro determinazione e al loro coraggio. 

Carla Terribili
02 06 1946
Carla Terribili

Carla nasce a Roma il 6 giugno 1921 in una famiglia borghese di solide convinzioni monarchiche e valori tradizionali. Il tempo di guerra è per Carla il tempo degli studi universitari, delle amicizie, dei primi amori.

Nella capitale, dove cresce e si forma, consegue la laurea in Lettere nel 1945, al termine di un periodo decisivo tanto sul piano personale quanto su quello politico: mentre l’Italia si avvia verso la Repubblica, Carla matura una coscienza civile che la porta a sentirsi parte del cambiamento in corso. Una scelta che in famiglia, soprattutto da parte della madre, viene vissuta come un tradimento delle proprie radici. Tra affetti, conflitti e nuove convinzioni, Carla cerca e trova un difficile equilibrio, restituendo nelle pagine del suo diario il ritratto di una giovane donna alle prese con le trasformazioni della propria epoca.

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Laila Malavasi
Votare
Laila Malavasi (nata Anita)

Laila nasce Anita, il 21 maggio 1921 a Roncolo di Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia.
La famiglia, benché sia di origini contadine e di stampo patriarcale, dà grande importanza alla cultura: il padre studia la musica, il nonno obbliga i nipoti a leggere la letteratura russa nella stalla tutte le sere, tutti gli appartenenti al ramo paterno lavorano negli uffici comunali di Vezzano e in casa tra giochi o giornalini per ragazzi la scelta ricade quasi sempre sui secondi, eccezion fatta per «Il Balilla» in quanto la famiglia è di estrazione antifascista e di orientamento socialista.

 

Quando entra nella Resistenza Anita diventa Laila: è questo il nome di battaglia che lei stessa si sceglie ed è così che tutti i compagni e i colleghi la chiameranno fino alla fine dei suoi giorni. Rimarrà Anita solo per la famiglia.


La riconosciuta centralità della cultura e dell’istruzione non permettono comunque alle donne della famiglia di essere alla pari degli uomini; relegata a ruoli di accudimento della casa e della prole, «la donna era impedita nella sua iniziativa, doveva badare alla casa», scrive Anita diventata Laila.
 

Nel 1927 il fascismo comincia a influire sulla sua quotidianità. Uno dei casi che riporta nel suo diario è, ad esempio, quello della «tessera della piccola italiana».

 

Gli orientamenti politici, che tanto hanno inciso sulla sua esistenza («la scelta politica a tempo pieno ha influito moltissimo nella mia vita») la porteranno a entrare nella Resistenza e, successivamente, a scegliere di non sposarsi né avere figli così da poter accettare ruoli dirigenziali nel sindacato o nel partito, anteponendo dunque le scelte professionali a quelle personali e private.

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Gabriella Zocca
Battaglie di civiltà
Gabriella Zocca

Gabriella, giovanissima, è staffetta partigiana. Dopo la guerra aderisce al Partito Comunista ed entra a far parte del gruppo femminile del partito. Si iscrive poi al Sindacato dei Trasporti perché lavora per la SITA e aderisce all’Unione Donne Italiane.

Oltre al lavoro ricopre incarichi sindacali importanti e organizza un consultorio in semi-clandestinità a Bologna: la propaganda anticoncezionale a quell’epoca è reato, le farmacie non forniscono i prodotti necessari e i volontari del consultorio sono sottoposti a un’attenta vigilanza da parte delle autorità. Gabriella e i compagni però non demordono e non si tirano mai indietro: oltre a lottare per garantire il diritto alla contraccezione, lottano per aiutare le donne che si trovano a dover affrontare aborti clandestini.  
Gabriella ripercorre le battaglie a cui ha partecipato: garantire il voto alle donne, il divorzio, il diritto alla famiglia, la maternità assistita e il riconoscimento dello stupro come “delitto contro la persona”. Gabriella ricorda poi le donne meravigliose con le quali ha condiviso queste battaglie.

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Giovanna Morelli
8 marzo 1945
Giovanna Morelli

Giovanna Morelli, detta Gianna, nasce a Nizza nel 1911 da una famiglia anarchica. Ha appena quaranta giorni quando il padre viene espulso dal territorio francese per i suoi ideali politici. La famiglia rientra in Italia, ma l’avvento del fascismo peggiora maggiormente le loro condizioni di vita, già precarie.

Giovanissima, Gianna sposa un comunista, Agenore Vallini. Nasce un figlio. Pochi anni dopo, il marito viene prima licenziato e poi arrestato per non aver voluto aderire al partito fascista. Dopo l’arresto del marito Gianna, che ha la politica nelle vene ma fino a quel momento l’ha vissuta solo da spettatrice, anche se appassionata, prende in mano le cose: contatta una compagna e comincia a raccogliere denaro per il Soccorso Rosso, denaro destinato a sostenere i compagni detenuti nel carcere di Civitavecchia, dove si trova anche il marito. Dopo quel primo incarico ne seguono molti altri, Gianna diventa a tutti gli effetti una militante comunista della Resistenza. Affianca poi al comunismo la militanza per i diritti delle donne: aderisce ai Gruppi di Difesa della Donna (G.D.D.) e dopo gli anni di vita clandestina entra a far parte dell’U.D.I. (Unione Donne Italiane).

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Leda Cossu
Le ragazze della Nigi
Leda Cossu

Nata nel 1947 da quella che definisce una famiglia matriarcale, Leda Cossu si trasferisce dalla Sardegna paterna al Veneto materno ancora molto piccola.

Leda è una delle 400 ragazze che lavorano alla Nigi, il maglificio di Mogliano che passerà alla storia per il celebre sciopero organizzato dalle sue dipendenti. Alla Nigi Leda scopre il lavoro, il rapporto con le colleghe, ma anche “il tormento della catena di montaggio” e lo sfruttamento. Leda, insieme alle sue colleghe, acquisice coscienza dei suoi diritti e si sindacalizza perché la fabbrica deve essere “comunità, amicizia, condivisione”. Insieme organizzano uno scioperò che diventerà una pietra miliare delle lotte sindacali femminili, ispirerà operaie di altre fabbriche e le farà entrare nella storia come "le ragazze della Nigi".

Con generosità e un tocco di ironia, Leda ripercorre la sua vita e rivela le lotte e i mutamenti nel panorama lavorativo, il suo impegno politico e sociale dentro e fuori dalla fabbrica e il suo rifiuto, in ogni circostanza, delle logiche patriarcali.

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Annamaria Marucelli
Il referendum
Annamaria Marucelli

Annamaria (detta Anna) e Francesco (detto Franco) si scrivono per la prima volta nel luglio del 1940. Lei, nata a Firenze nel 1912, è una insegnante elementare che lavora a Roma; lui, nato a Milano nel 1913, è un perito e progettista radiotecnico che, insofferente alla vita di ufficio, si arruola come volontario nell’esercito ed è schierato sul fronte nord africano col grado di tenente.

Anna Maria è una madrina di guerra: scrive lettere ai soldati italiani al fronte per migliorare loro il morale.
Dopo le prime diffidenze nasce tra loro una bella amicizia, tanto che Anna, per il giovane soldato, diventa la figura di riferimento più importante assieme alla madre. Il fiume di lettere non si interrompe neanche dopo che Franco viene fatto prigioniero dagli inglesi e inviato al campo di prigionia di Yol, in India. Anzi, è proprio a questo punto che le lettere iniziano a farsi sempre più intime e affettuose.


I due continuano a scriversi ininterrottamente fino alla fine del 1946, nonostante le consegne a singhiozzo, nonostante la censura, nonostante gran parte delle lettere si smarrisca per strada.
Il tono delle missive ci restituisce il diverso carattere di Franco ed Anna. Lui rude, schietto, ma ironico ed onesto nel raccontare la vita da prigioniero, oltre che orgogliosamente fascista e anti-inglese. Lei, che ha vissuto la guerra civile e le difficoltà della vita di tutti i giorni, è più pratica nella sua visione della vita.


La fine della guerra non fa altro che rimarcare i loro diversi punti di vista: Oggi bisogna solo pensare a ricostruire, a riparare tutto il malfatto, scrive Anna; Franco invece, che ha vissuto quasi sei anni come prigioniero, è ancora più cristallizzato nelle sue posizioni.

 

L’epistolario contiene anche la traccia del referendum del 2 giugno 1946, Anna racconta a Franco l’emozione del primo voto: “Ieri è stato un grande giorno per l’Italia. Ti confesso che quando ho avuto le schede in mano il mio cuore ha accelerato i battiti e la mia mano non era più tanto ferma. Sapevo che il mio voto insieme a quello di tanti altri avrebbe deciso le sorti del paese ”. 


Nel dicembre del 1946, dopo due rocamboleschi tentativi di fuga, avviene finalmente l’agognata liberazione di Franco e il primo incontro tra i due giovani. L’amore, nato letteralmente tra le righe, prende finalmente forma: i due si sposano ad Assisi nel 1948 e si stabiliscono definitivamente a Milano. Trascorrono una vita serena, dedicandosi al lavoro e ai figli, Daniela e Gianluigi. Franco muore nel 1984, Anna Maria nel 2005.


Le lettere di Francesco e Anna Maria hanno vinto il PREMIO PIEVE SAVERIO TUTINO nel 2013 e sono state pubblicate da Terre di Mezzo nel 2014 in un volume dal titolo "Scrivimi molto e a lungo".

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Anna Maria De Lena Pavcovich

Anna Maria nasce a Bolzano nel 1938. Il suo scritto si apre con i ricordi dell’infanzia, trascorsa serenamente nel piccolo centro di Lamon, in provincia di Belluno, circondata dall’affetto dei nonni. Ripercorrendo le tappe più significative dell’adolescenza, Anna Maria – ormai in pensione al momento della scrittura – si confronta con ricordi non sempre felici: il trasferimento a Bolzano con i genitori e i due fratelli e l’abbandono della scuola a quattordici anni per contribuire, attraverso il lavoro, al sostentamento della famiglia. Poi la svolta: l’interesse per la politica e, nel 1974, l’iscrizione all’UDI di Bolzano (all’epoca Unione Donne Italiane, oggi Unione Donne in Italia), insieme alla ridefinizione della propria identità e alla scelta di un impegno politico più consapevole, le consentono di rileggere i momenti cruciali della propria vita alla luce di una nuova coscienza femminista.

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Osanna Lambertini
L'impegno politico, sindacale, giovanile
Foto di Luigi Burroni

Da bracciante a operaia, sempre impegnata nel sindacato e nel Partito comunista per la difesa e la diffusione dei diritti e delle condizioni dei lavoratori agricoli, Osanna rievoca nella propria memoria il suo percorso. Un cammino segnato dal tentativo di conciliare i ruoli di moglie e madre con quelli di lavoratrice, consigliera comunale e assessora.

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Adriana Sensi
Il lavoro
Operaie

Adriana, nata ad Arezzo nel 1943, racconta la propria storia: quella di una giovane donna che, negli anni Cinquanta, sognava semplicemente di diventare una “sarta rifinita” e che si ritrovò invece alla guida di cinquemila operaie e di un importante sindacato di categoria. Dirigente della Cgil, poi dello Spi, ha dedicato l’intera vita al lavoro e alla tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, proseguendo il proprio impegno attraverso l’Auser e il volontariato.

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Adriana Lavagnini
Il tempo del referendum
Adriana Lavagnini

Adriana affida alle pagine delle sue agendine il racconto degli anni della Seconda guerra mondiale. Giorno dopo giorno annota episodi della vita quotidiana, preoccupazioni familiari, incontri e piccoli avvenimenti, intrecciandoli con gli eventi del conflitto che coinvolgono direttamente la città di Arezzo. Ne emerge uno sguardo insieme intimo e immediato sugli anni della guerra, osservati attraverso gli occhi di una giovane donna che registra, con sensibilità e attenzione, i cambiamenti e le difficoltà imposti dal tempo di guerra.

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Iva Frediani
Il sole e le spighe
Foto di Luigi Burroni

Iva nasce nel 1905 a Buti, piccolo comune della provincia di Pisa. Dopo aver conseguito la licenza tecnica, lavora come magliaia.

Nella sua memoria, intitolata Il sole e le spighe, ripercorre oltre quarant’anni della propria vita, dal 1905 al 1946.

Ottantaquattrenne al momento della scrittura, rievoca le persecuzioni subite durante il Ventennio fascista dalla sua famiglia e il dolore provocato dalla morte, nel 1924, di un familiare costretto all’esilio in Francia.

La testimonianza si chiude con le vicende che accompagnano la fine della guerra e la nascita della Repubblica: i festeggiamenti per la Liberazione, il clima politico del 1946 e l’emozione del voto del 2 giugno.

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Nada Martelli
Repubblica, non ti sbagliare!
Foto di Luigi Burroni dalla testimonianza di Nada Martelli

Nada nasce a Castelfiorentino nel 1924. Diventa insegnante e, una volta in pensione, ripercorre a episodi la sua vita: le esperienze serene dell’infanzia in un paese della provincia toscana, poi il duro impatto con la guerra, la perdita di cari amici e l’impossibilità di ritrovare la spensieratezza del passato. La nascita del figlio, l’insegnamento nella scuola elementare e la morte del fratello segnano l’inizio di una nuova fase della sua esistenza, fatta di responsabilità e cambiamento.

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Laura Dalvit

Laura nasce ad Altavalle, in provincia di Trento, nel 1950. Nel suo scritto ripercorre la propria esperienza di collaboratrice domestica, un lavoro spesso invisibile e poco riconosciuto, che sceglie a soli diciassette anni come strada per conquistare l’indipendenza economica e non dipendere da nessuno. Dai primi impieghi come domestica convivente, segnati da ritmi senza orari e da una scarsa considerazione della sua individualità, fino al lavoro a ore, Laura racconta quasi trent’anni di vita e di lavoro. L’incontro con il femminismo e la frequentazione dei collettivi femministi la portano progressivamente a maturare una nuova consapevolezza di sé, delle proprie capacità e dei propri diritti, fino alla scelta di separarsi da un marito che non l’aveva mai sostenuta.

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