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Tratto da

Non ti avrei conosciuto

Autore

Seydi Rodriguez Gutierrez

Tempo di lettura

9 minuti

Premio Lucia

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Buoni propositi per l'anno nuovo

31 dicembre 2018.

 

Buoni propositi per l’anno nuovo: trovare una strada e percorrerla fino in fondo.

 

Mi sono svegliata pensando alla mia carriera, a quello che vorrei fare, alle possibilità che ho. Sono senza una lira e più vivo in Italia più mi rendo conto che la vita di un ballerino, coreografo, insegnante e artista in generale è davvero ridicola, maltrattata, soffocata e limitata. Il mio diploma di ballerina e professoressa di balletto acquisito a Cuba qui non vale nulla e io non riesco a farlo equi- parare. Per essere abilitati all’insegnamento è necessario frequentare cinque anni nell’unica accademia di danza riconosciuta in Italia e che si trova a Roma.
Mi hanno spiegato che devo iscrivermi al triennio e frequentare il 100% o poco meno: un grande impegno, ma ho deciso di andarci. Ho fatto il certificato medico per l’attività agonistica sportiva, ho cercato casa a Roma e ho compilato l’iscrizione agli esami di ammissione; a questo punto la situazione economica non era cambiata: mio marito non aveva ancora trovato lavoro; io ero l’unica fonte di guadagno della nostra famiglia quindi mi ha chiesto di aspettare un altro anno; era necessario che lui trovasse, così da poter mantenere nostra figlia e noi. Una scelta ragionevole. Allora i miei pensieri si sono indiriz- zati a Miami: sembrava promettente viverci.

L’opzione Miami e una vita là, con la mia famiglia, in pochi giorni è sfumata.

MIA SORELLA

Mia sorella è venuta in Italia per conoscermi e mi ha quasi convinta che là a Miami saremo stati tutti meglio, che mio marito avrebbe di sicuro trovato lavoro e io pure.
Mio padre si è fatto sentire telefonicamente con più costanza, assicurandomi che mi avrebbe aiutata; ho fatto i visti e sono andata con mia figlia a Miami. Ho cercato di capire quali fossero le possibilità, ho osservato, ascoltato, parlato.
Purtroppo mio padre è succube di mia sorella, che è malata di mente e si fa mantenere sia da lui sia dal suo compagno, col quale litiga continuamente. Mio padre è totalmente alcolizzato e si tiene in piedi a malapena. Beve durante il giorno, beve quando va a lavorare e appena torna a casa beve vodka come fosse acqua. L’opzione Miami e una vita là, con la mia famiglia, in pochi giorni è sfumata.

 

SCHIAVITÙ CONTEMPORANEA

Agosto 2018.

Mio marito ha trovato lavoro come facchino in un hotel a Trento, vediamo come va. Ha fatto un periodo di prova di tre mesi e poi glielo hanno rinnovato per un anno. Evviva, tiriamo il fiato.
Se penso che qualche mese fa volevo trasferirmi a Roma, con questa notizia sembra che Roma sia passata a salutarmi: c’è chi dice che è stato Michelangelo Buonarroti a scolpire La fontana del facchino a Roma; che sia stato lui o qualcun altro, fatto sta che c’è una fontana dedicata a un facchino. Per la verità la chiamano così, “del facchino”, ma il signore in realtà tiene una botte, è un acquarolo che di notte andava a raccogliere l’acqua e il giorno dopo la vendeva di casa in casa per risparmiare alle persone la fatica di andarsela a prendere. Risparmiava la fatica, esattamente come quella che si fa durante un viaggio, mentre si alza, si tira, si sposta la propria valigia. Con il passare degli anni le mansioni affidate al facchino sono scese di livello, mi è parso di capire. L’idea del facchino che ti accoglie, ti porta le valigie, ti accompagna fino in stanza e fa commissioni per te, si è ampiamente modificata: non fa solo quello, ma molto di più. Pulisce i bagni di tutto l’albergo per quattro, cinque volte di seguito, fissa viti, sposta armadi, rifà i letti... il tutto per tre euro all’ora. Di cibo non se ne parla: in questo contratto sembrava che lui dovesse vivere di sola aria, non aveva né il pranzo né la cena, nel contratto non era nemmeno prevista una pausa per mangiare; a detta loro Angel avrebbe dovuto lavorare senza pranzo fino alle 16 o senza cena fino a mezzanotte. Così si portava un panino che doveva mangiare di nascosto, come un ladro.

 

 

Continuo a cercare altre opzioni di lavoro per la mia vita futura, mentre a mio marito continuano a non rinnovare il contratto.

UN TITOLO CHE NON VALE NIENTE

Quando sono tornata a Trento dopo il viaggio a Miami, avevo in mente di far equiparare il mio diploma in Francia: là ce ne sono tredici di Accademie, contro l’unica italiana, quella di Roma. Ho raccolto tutte le carte che evidenziavano la mia esperienza lavorativa, in modo da farle tradurre dal francese, perché in Francia gli anni di esperienza lavorativa contano parecchio, così come conta l’età in cui si sostiene l’esame di ammissione: lo scopo, infatti, è quello di insegnare e non più quello di ballare. A Roma tutto questo non è preso in considerazione.
Ho chiesto aiuto a un’amica cilena che vive a Parigi. Lei ha scoperto che forse occorrono solo due anni di frequenza, contro i cinque della capitale italiana. Era necessario sapere se quel titolo fosse valido in Italia e se mi consentisse di lavorare nei licei coreutici italiani: ho fatto un sondaggio telefonico incrociato tra il MIUR e l’Accademia e mentre scaricavano le loro responsabilità a vicenda, una segretaria mi disse che il mio diploma era lì, in attesa del riconoscimento. “Certo, grazie mille” risposi. Io non avevo spedito alcun diploma, perché non ero nemmeno a un terzo della trafila necessaria per acquisire il diploma francese che, a quanto pare, va visionato dall’Accademia e che sì, ho scoperto avere valore in tutta la comunità europea.

Nel frattempo ho iniziato a inviare mail di messa a disposizione come lettrice di spagnolo. Anche a Lione c’è un’Accademia, è quella geograficamente più vicina all’Italia: potrei andare lì di persona, sarebbe la cosa migliore. Continuo a cercare altre opzioni di lavoro per la mia vita futura, mentre a mio marito continuano a non rinnovare il contratto.