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Scheda di dettaglio

Autore
Nome cognome
Emilia
Sesso
f
Mestiere/Professione
Contessa
Diario
Consistenza
pp. 274
Natura del testo
Originale autografo: 1 Dattiloscritto: 3 Allegati Fotografie
Tempo della scrittura
1872 -1881
Estremi cronologici
1872 -1881
Provenienza geografica
Milano
Soggetti
Amicizia Amore Brigantaggio Famiglie Infedeltà Separazione coniugale Teatro
Parole chiave
Incomprensioni familiari Ottocento Vita mondana
Crediti immagine di copertina
La Contessa Emilia

Emilia

Le parole nascoste

Una storia d’amore clandestina tra una contessa e un ufficiale dei bersaglieri nell’Italia dell’800

Le parole nascoste
La Contessa Emilia

Sinossi

Milano, 1872. Emilia è una nobildonna, vive a Brera con i cinque figli e il marito ostile, soprannominato da lei “L’Orso”. Federico A., è un ufficiale dei Bersaglieri, stanziato in Meridione per combattere il brigantaggio. Federico vive per un breve periodo a Milano e fa la corte a Emilia, osservandola dalla finestra. Lei resiste, poco, poi cede e inizia un fitto carteggio amoroso che accompagna una passione divorante, fatta d’incontri clandestini, parole d’amore scritte su ogni lato della carta da lettere a formare ricami, soggiorni in giro per l’Italia in alberghi d’infima categoria per nascondersi dagli sguardi indiscreti, distacchi strazianti dovuti al recapito tardivo di una lettera e riavvicinamenti assoluti non appena s’intravede la possibilità di ritrovarsi.

Emilia, cagionevole di salute, ma combattiva di spirito, vive di questa luce segreta sotto il tetto coniugale e non si perde d’animo, fino a che, esasperata dal marito, che la sottomette e del quale non è mai stata innamorata, riesce a chiedere e a ottenere la separazione legale. Dopo la separazione, Emilia e Federico continuano a vivere a distanza la loro passione, che li consuma fino all’ultimo colpo di scena: Emilia, dopo la malattia e la morte del marito, decide di porre fine alla loro relazione e Federico, umiliato e folle d’amore, si toglie la vita.

 

Le lettere di Emilia hanno vinto il PREMIO PIEVE SAVERIO TUTINO nel 1986 e sono state pubblicate da Rosellina Archinto nel 1987 in un volume dal titolo "Le parole nascoste". 

Questa è la prima lettera con la quale Emilia risponde alle attenzioni di Federico: cerca di chiarire la sua posizione di donna sposata con figli e confessa la paura che qualcuno li possa scoprire, al contempo è lusingata dalle attenzioni del bersagliere.

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Emilia medita sulla sua situazione coniugale: “Una separazione sarebbe stato il miglior partito, ma ero Madre e non ebbi il coraggio di staccarmi dal sangue mio”. Il marito preferirebbe vederla morta piuttosto che libera. Nell’ultima delle lettere di questo estratto, Emilia firma l’atto di separazione davanti al Presidente del Tribunale: è costretta a lasciare la casa e tre dei cinque figli.

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Emilia, da Venezia, ricorda i momenti di felicità passati con Federico a Frascati. 

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Mentre tutta Milano è raccolta  in piazza Duomo per assistere alle esequie del Re, Emilia scrive a Federico. Allude a un problema di salute, si tratta probabilmente di gravidanza appena iniziata che si è interrotta naturalmente: "Io avrei ben voluto darti tutti i dettagli che tanto desideri, ma come affidare allo scritto certe cose... Alla sera del 5 Xbre mi sentii malissimo, e compresi..."

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Nella prima delle lettere che compongono l’estratto finale del carteggio tra Emilia e Federico, lettere scritte tutte nell’anno 1881, Emilia annuncia a Federico il suo trasferimento in Spagna: le figlie le hanno comunicato che l’ex-marito intende trasferirsi e che loro dovranno andare con lui. Le chiedono quindi di seguirle nella città dove si stabiliranno. Emilia comunica a Federico che non intende tralasciare nessun sacrificio pur di essere presente a loro.

Nella seconda lettera dell’estratto Emilia dice a Federico che intende dedicarsi ai figli per tutelarli nel loro avvenire. Chiede a Federico di comprendere la sua posizione e lo invita a ripensare il loro rapporto “…che coll'andar degli anni, le cose si devono vedere sotto il loro vero aspetto, e non color di rose né poeticamente”. 

 

La terza lettera è l’unica dell’intero carteggio, tra quelle conservate, ad essere stata scritta da Federico.
Federico, disperato, chiede ad Emilia di poterla incontrare un’ultima volta “partirò consolato portando con me la memoria cara di questo tuo ultimo atto generoso che mi seguirà per tutta la vita”.  

 

Nell’ultima lettera del carteggio arrivata fino a noi, Emilia spiega a Federico che il loro rapporto è cambiato e che lei non può più essere la donna del passato, perché intende dedicarsi alla famiglia. Gli chiede di non condannarla ma “pianga la sventurata alla quale ogni gioja fu tolta ed ebbe il cuore spezzato sempre da infiniti dolori, fra i quali grandissimo quello di cagionargliene uno immenso!”. Chiede a Federico di tornare alla sua famiglia e “ricordare il passato con meno rancore e rammarico”.

 

Federico A., Capitano dell'VIII° Bersaglieri, si uccide a Tregnago il 5 novembre 1885. 

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