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Autore

Emilia

Anno

1872 -1881

Luogo

Milano

Tempo di lettura

13 minuti

Le parole nascoste

Pensa dunque caro amico, se la vittoria mi sia stata di gran sollievo — unita ad una serie di guai come quelli che sorgeranno, meglio sarebbe non averne avuto — in ogni modo non tralascierò nessun sacrificio, per seguirle e farmi sempre presente a loro.

23 Giugno 1881 ore 1 1/2

 

Caro Federico 

Malgrado il poco tempo disponibile che tengo, pure prendo la penna per mandarti una riga co' miei saluti, ed il ricambio alle affettuose tue parole. Dopo l'ultima vittoria sono di nuovo molestata per cose e pensieri che mi presentano un avvenire assai torbido e carico di contrasti, i quali toccano assai da vicino i miei cari figli, e mi rendono triste ed inquieta. Le loro lamentele mi stringono il cuore — a me si rivolgono per avere parole e conforti, che certo non trovano in casa; ed io vorrei ritornare anni addietro per essere ancora con loro, e guidarli co' miei consigli, non posso che deplorare l'attuale stato di cose, senza giovargli in nulla. 

Presto sorgerà un'altra causa, e sono preparata. — Ciò che più mi cruccia adesso, è quello che mi venne jeri stesso comunicato dalle mie figlie, che mi fecero domandare per lettera. Lui ha deciso di stabilirsi definitivamente in Spagna, desiderando maritare la figlia in quel paese. Dolentissime per tale decisione vollero parlarmi e farmi promettere che quando partiranno, io le debba seguire ad insaputa del Padre, per stabilirmi me pure, coll'altra, nella città che avranno scelto; così potranno vedermi ed essere sicure della mia presenza, per qualunque cosa possa succedere. 

Certo ho abbracciato in un attimo tutto lo sconvolgimento della vita mia per tale evenienza; ma del resto non ho esitato — e promisi loro tutta la mia assistenza e di seguirle sempre in ogni dove. 

Da tempo già io conosceva questo progetto, al quale si univano tutte le titubanze mie, e mille considerazioni che or ritornano a rinascere, e cangieranno totalmente la mia posizione, abitudini e modo di vivere. 

Pensa dunque caro amico, se la vittoria mi sia stata di gran sollievo — unita ad una serie di guai come quelli che sorgeranno, meglio sarebbe non averne avuto — in ogni modo non tralascierò nessun sacrificio, per seguirle e farmi sempre presente a loro. 

Basta per oggi — tienti intanto sano e salutandoti caramente credimi tua aff. 

Emilia 

 

 

Ma pur troppo nel nostro caso è la ragione che deve dominare il cuore, e non voler l'impossibile, per qualunque siasi evenienza.

Milano 14 Luglio 1881, ore 9 1/2 ant.

 

Carissimo Federico 

Rispondo alla tua dell'8 corr.te, ricambiando alle affettuose e care parole che il tuo buon cuore mi manda, dicendoti nello stesso tempo, quanto sia sensibile a queste premurose ed espansive espressioni. Caro Federico, deploro e sento come ti debbano riescire dolorose le notizie che le mie lettere ti portano, e da queste giudicherai quale sia lo stato dell'animo mio. — Ma pur troppo nel nostro caso è la ragione che deve dominare il cuore, e non voler l'impossibile, per qualunque siasi evenienza. 

Io non posso né potrei seguire altra via — questa è l'unica in oggi per me, portata dalle circostanze e dall'obbligo che ho verso tutti i miei figli, di tutelarli e dedicar loro, questo presente e l'avvenire, che se per noi lo troviamo tempestoso, per loro, ed in special modo per le figlie, sarebbe irto di pericoli e spinoso assai, senza il conforto delle materne cure, si vicine che lontane. 

La posizione attuale la voglio mantenere scevra da ogni qualunque osservazione che possa togliermi ed impedirmi l'educazione dell'unica figlia alla quale mi sono dedicata interamente; ed è perciò che ho accettato mille noje, disturbi, affanni, dolori, felice ancora se vedrò coronata l'opera mia da una buona riescita. 

Credi caro Federico, che coll'andar degli anni, le cose si devono vedere sotto il loro vero aspetto, e non color di rose né poeticamente. La famiglia è cosa seria, e tu che hai tanto cuore e buon senso lo comprenderai meglio di qualunque altro. Ciò te lo dico, perché tu pure non debba prendere risoluzioni impetuose, né formare progetti che potrebbero riescirti svantaggiosi. Credimi caro Federico, quando avrai da te solo ragionato, pensato e ponderato ogni cosa, vedrai che sarai il primo a trovar giuste le mie ragioni, ed in forza del... [manca la fine]

Non tradire questa mia ultima speranza. Poniti la mano sul cuore, e pensa che in te sola, in questo tuo ultimo atto, sta la vita, l'avvenire di un uomo.
F.

Da Federico a Emilia
      
Lettera probabilmente respinta al mittente

Milano 12 7bre 1881, Ore 8 ½

 

Emilia 

Non so se la mia mano sia guidata in questi momenti più dalla disperazione che dal dolore. L'ultima speranza che formava la squallida gioja di questi giorni mi viene tolta con le parole dell'ottima tua sorella che ho ricevuto stasera... Se tu sapessi lo strazio di questo mio povero cuore, o non avresti certo avuto il barbaro coraggio di uccidermi così. 

Voleva vederti, salutarti solo un'ultima volta, stringere la tua mano, trovare in te sola il coraggio di vivere possibilmente mesto e tranquillo, e tu sei stata così barbara e crudele da togliermi questo solo, questo santo conforto che ti ho chiesto prima di chiudermi per sempre in una vita di rispetto di segretezza, di memorie che solo Dio avrebbe conosciute. 

Ancora ti scongiuro, la mia vita Emilia, sta fra le tue mani, io lo so e lo sento, e te lo dico, come fossi nella più disperata agonìa [due o tre o quattro parole indecifrabili]... che tua sorella compia la generosa missione che si è assunta, lascia che ti veda ancora una volta, e sarà l'ultima, ma partirò consolato portando con me la memoria cara di questo tuo ultimo atto generoso che mi seguirà per tutta la vita. 

Non tradire questa mia ultima speranza. Poniti la mano sul cuore, e pensa che in te sola, in questo tuo ultimo atto, sta la vita, l'avvenire di un uomo.

F. 

 

Lettere di Emilia. Foto di Luigi Burroni.
Lettere di Emilia. Foto di Luigi Burroni.
Ritorni alla Sua famiglia, un voto mio l'accompagnerà sempre, ed in mezzo a questa che tanto lo ama, potrà trovare ancora giorni tranquilli e calmi, e ricordare il passato con meno rancore e rammarico.

Milano 19 fibre 1881 , ore 10 ant.

 

Caro Amico 

Ben tardi ho ricevuto la sua del 18 e vi rispondo, non è però alla persona che si crede offesa, che scrivo, ma bensì all'uomo di cuore che sempre ho conosciuto, che meco si associerà e comprenderà quanto la posizione nostra sia interamente cambiata, e come necessario sia, il non illudersi per l’avvenire.

Colla morte di mio marito, pel modo in cui avvenne, e per le circostanze che la seguirono, tutto con lui morì il mio passato! 

I suoi ultimi pensieri, e parole sue, furono tutte di bontà per me, e questo pentimento, benché tardo, m'impietosì tanto il cuore, che lo piango come fossi stata la sua prediletta e mi fece nascere un rimorso, che soffocherò lo spero coll'adempiere scrupolosamente alla nuova missione che Iddio mi ha lasciato — la cura de' miei diletti figli. Questi sono tutti con me, l'avvenire loro, la loro buona riescita è tutta la mia delizia in oggi — a questo compito non fallirò certo a meno che la morte non venga a togliermi a loro e troncarmi così, anche questa nuova vita. 

Ecco perché caro amico non bisogna ormai più illudersi... la donna del passato non posso più esserla, e non voglio tener legato a me un uomo che mi sarebbe impossibile accontentare nemmeno più di un pensiero. Sospenda qualunque apprezzamento, non condanni, ma pianga la sventurata alla quale ogni gioja fu tolta ed ebbe il cuore spezzato sempre da infiniti dolori, fra i quali grandissimo quello di cagionargliene uno immenso! 

Sono a Milano con tutta la famiglia, e non posso ricevere — non dico altro, persuasa che tutto avrà compreso. 

Ritorni alla Sua famiglia, un voto mio l'accompagnerà sempre, ed in mezzo a questa che tanto lo ama, potrà trovare ancora giorni tranquilli e calmi, e ricordare il passato con meno rancore e rammarico. 

Un addio del cuore ed ho somma stima di chi mi ha amato tanto! 

Emilia

 

Il Capitano dell'VIII° Bersaglieri Federico A. si uccise a Tregnago, il 5 novembre 1885.