Scheda di dettaglio
Jean Paul Habimana
[...] Mi chiamo Jean Paul Habimana
Un giovane ruandese ricorda il genocidio dei tutsi del 1994, a cui sopravvive. All'epoca ha dieci anni. Dopo essere scampato più volte alla morte, si salva grazie all’aiuto di una donna hutu.
Estratti Diario: 5
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Ruanda, 6 aprile 1994. L’abbattimento dell’aereo dei presidenti di Ruanda e Burundi accende la scintilla dell’ultimo genocidio del Novecento. Per Jean Paul Habimana, nato nel 1984 in una famiglia tutsi, è il giorno in cui tutto cambia per sempre. Il mattino dopo comincia la fuga: “Fuggimmo lasciando il cibo ancora caldo nei piatti. Fu l’ultima volta che vidi mio padre”. Rifugiato nella parrocchia di Shangi, sopravvive per miracolo al massacro, nascosto sotto i corpi dei fuggiaschi uccisi. Con l’aiuto di una donna hutu riesce a salvarsi, ritrova la madre e raggiunge un campo profughi. La sua testimonianza attraversa il genocidio, la perdita e la ricostruzione, fino a una scelta che sembra smentire da sola la logica dell’odio: sposare una donna di famiglia hutu. “Siamo ruandesi e basta”.