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Autore

Giorgio Sacchetti

Anno

1972

Luogo

Arezzo/provincia

Tempo di lettura

6 minuti

Trento 1971: pagine dalla caserma

Innanzi tutto occorrerebbe fare un discorso abbastanza chiaro su quello che rappresenta una istituzione come l'esercito nello stato borghese per capire bene l'importanza del lavoro politico campo questo notevole all'interno dell'esercito stesso; importante per lo scontro di classe non meno della fabbrica, della scuola e degli altri settori meno dichiaratamente fascisti dello Stato.

Innanzi tutto occorrerebbe fare un discorso abbastanza chiaro su quello che rappresenta una istituzione come l'esercito nello stato borghese per capire bene l'importanza del lavoro politico campo questo notevole all'interno dell'esercito stesso; importante per lo scontro di classe non meno della fabbrica, della scuola e degli altri settori meno dichiaratamente fascisti dello Stato. Solo da qualche anno esiste un'organizzazione (molto imperfetta però caserme. Il fatto è perfettibile) a livello rivoluzionario nelle che L.C. ha capito per prima l'importanza di anche se qualche compagno ancora non ne ha la scarsità e la poca a breve scadenza questo campo di lotta compresa la difficoltà e conseguentemente entità dei Successi che i possono ottenere (tutto questo se rapportato a ciò che si può fabbrica o a scuola). La caserma (lo stesso luogo molto difficile, impossibile direi, per portare avanti anche un discorso solo riformista, figuriamoci insomma quel minimo di spazio fare e ottenere in per il carcere) è un rivoluzionario. Manca necessario che bene o male esiste invece in fabbrica, a scuola ecc... Esiste un Codice militare di pace presso che invariato, nella sostanza e anche nella forma rispetto a quello del ventennio fascista. Esiste un Tribunale militare presieduto e che ha come giudici generali di C.A., gen. di Div. e Ammiragli che sono senz'altro amici, oltre che colleghi in tutto, di Birindelli tanto per citare un nome dei tanti. Voglio a proposito citare alcuni articoli del Codice Mil. di pace sopra detto; li citerò un po' alla rinfusa ma con la medesima sostanza 

avendoli io personalmente letti e sentiti citare:

  1. Il militare, sia in tempo di pace che in tempo di guerra, non può rifiutare nessun ordine dei suoi diretti o indiretti superiori gerarchici.
  2. Il militare il quale ritenga ingiusto un ordine oppure una punizione può mettersi a rapporto, seguendo la via gerarchica, soltanto dopo però che ha eseguito l'ordine o scontata la punizione.
  3. Nessun militare può farsi rappresentante di idee, necessità o esigenze di un altro militare o di un gruppo di militari. 
  4. Più di un militare per volta non possono insieme portare avanti la stessa richiesta. 
  5. Se più di 10 militari, anche uno alla volta, portano avanti la stessa richiesta il fatto costituisce reato per ammutinamento. 

 

L'esercito, fino ad ora, era un settore intoccato intoccabile questo anche, più o meno chiaramente, da parte dei partiti della sinistra borghese. L'esercito serve solo per ingrassare le firme alle spalle di noi proletari; insomma riempie le tasche e la pancia di parassiti che guadagnano, comandano, sfruttano e oltre tutto non producono un cazzo.

E questa è solo un'infinitesima parte di questi assurdi regolamenti, quanto basta però per capire la difficoltà e in fondo anche 1'importanza della lotta in caserma. Lotta che secondo me si porta principalmente avanti con la insubordinazione di massa. Ma non è così facile come a dirlo. Che esista il PID è già un dato di fatto positivo, però non basta. Occorre un continuo impegno da parte dei compagni esterni alla caserma che sono fondamentali per riferimento. La repressione nelle compagni che "loro" sono i contatti come punto di caserme è ogni giorno più forte verso i riusciti a individuare sempre i più che conoscono tartassati di servizi, da tempo. Questi sono inspiegabilmente non vengono "imboscati" anche se hanno un titolo di studio, rinnegando così la loro stessa logica, non viene loro conferito nessun grado. A parte però questi disagi così a livello 

personale c'è anche il fatto provato (che si aggiunge al resto) di spie fasciste fra di noi che riusciamo a riconoscere. Lo stesso Capo si purtroppo non sempre S.M. Es. gen. Mereu lo ha ammesso in alcuni suoi discorsi solo che, invece di chiamarli spie fasciste, li ha chiamati "manometri " chissà perchè. Inoltre i compagni schedati vengono mandati in reggimenti o punitivi addirittura, operativi comunque in caserme che si trovano alla fine del mondo; questo chiaramente per isolarli e per renderli innocui. L'esercito, fino ad ora, era un settore intoccato intoccabile questo anche, più o meno chiaramente, da parte dei partiti della sinistra borghese. 

L'esercito serve solo per ingrassare le firme alle spalle di noi proletari; insomma riempie le tasche e la pancia di parassiti che guadagnano, comandano, sfruttano e oltre tutto non producono un cazzo. L'E. I. è quello che ha più comandanti di tutti gli eserciti del mondo: fra gen., uff., sott. e grad. c'è un comandante ogni due militari di truppa, ci sono poi due generali ogni aereo, tre ammiragli ogni due navi (dati riportati su Umanità Nova). Questa premessa è  abbastanza incompleta, ma penso sia sufficiente; per chiarire le idee di alcuni compagni, forse un po" confuse su questo argomento, è necessario anche esaminare anche attentamente e discutere alcuni numeri di PID. Passerò ora a descrivere per sommi capi quella che è stata la mia esperienza di lotta in 15 di naia.