Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza utente.
Leggi l'Informativa Privacy completa.

Logo Fondazione Archivio Diaristico Nazionale

Autore

Mario Tutino

Anno

1943 -1945

Luogo

Milano

Tempo di lettura

13 minuti

[...] Ha piovuto durante la notte

Egli mi racconta particolari atroci: corpi legati che gente del popolo cerca di " far su"; Che cosa vuol dire " far su "? Cerca di spiegarmi ma non riesco a capire;

29 aprile

Nannina che si alza presto in questi giorni, per accorrere, con le sue compagne di Università, ad opere assistenziali, mi annuncia, mentre sono ancora in camera da bagno, la fucilazione di Mussolini e di altri quattordici gerarchi; sono esposti - dice – in P.le Loreto, dove furono giustiziati quei quindici innocenti.  Il primo immediato sentimento che io provo é di sollievo, anzi di liberazione. Ma di stupore, anche, perché non m'attendevo un'opera così rapida di giustizia. In Piazzale Loreto che si chiama oggi " Piazza dei quindici martiri".  Torna vivo nella memoria, il ricordo del 10 agosto, uno dei giorni più foschi del terrore; tornano le parole con cui le penne vendute del regime ammantavano in rettoriche manifestazioni di patriottismo la ferocia dissennata, folle, dei capi nazisti  e fascisti, che scava tra il popolo e gli uomini della tetra fazione nera un solco di odio insormontabile. Ecco la fine.  Mi precipito al telefono e chiedo a Carlo N. se egli sappia nulla. Anche lui ha appreso la notizia or ora da Renzo S..  Telefono a Carlo B. che non sa nulla ancora e resta sorpreso e perplesso. " Era necessario - gli dico- ed é bene che la giustizia sia stata rapida e terribilmente severa. Tremendo monito, per i secoli, e non per gli italiani soltanto". Carlo consente, ma resta perplesso. Più buono e più pio di me, senza dubbio. Io seguito a non provare che il sottile, cerebrale piacere che si prova a vedere aggiustarsi a riscontro, le due facce di una bilancia.  E' la fine. Giustizia.  Non si opera, e con tanta spavalda insolenza, contro la coscienza morale e contro la ragione. Non si vilipendono e non si ostenta incomprensione e ignoranza delle faticate, dolorose, conquiste ideali dell'umanità; contro lo Spirito e contro la Vita non si crea Storia; non si fa che distruggere. Vivere pericolosamente; morire ignominiosamente.  Su tutta la città spira l'aria di " P.le Quindici Martiri".  Triste evento; non evitabile. Apprendo poi per via, che i cadaveri dei giustiziati sono stati portati lì nella notte, da luoghi lontani, ove ha avuto luogo l'esecuzione. Odo i nomi di Pavolini, di Clara Petacci, di Bonomi, di Coppola, di Bombacci, di Mezzasoma, di Zerbino e di altri.  Qualcuno che " va a vedere " mi dice ridendo: la Claretta gliela hanno messa come cuscino! E la frase e il sorriso mi fanno orrore. Un altro mi dice: e lei non va a vedere?  E il mio orrore aumenta. Che giornata serena! E che fresco e vibrato vento di tramontana! C'é qualche cosa di crudele anche in questa spietata serenità del cielo. Dopo la foscaggine di ieri. Da dove é venuto questo sereno, sul sanguinoso epilogo della tragedia? A mezzogiorno, quando torno a casa (il vento é sempre rapido; e ha un che di marino....)mi ferma  sul portone di casa il carbonaio, che ha negozio di sotto;  dice: " é stato a vedere? " " Io no" dico. Ma non provo più ribrezzo forse perché negli occhi dell'uomo che ha visto leggo tristezza e disgusto. Egli mi racconta particolari atroci: corpi legati che gente del popolo cerca di " far su"; Che cosa vuol dire " far su "? Cerca di spiegarmi ma non riesco a capire; insiste nello spiegarmi che fino a che si é trattato di far su Mussolini e qualche altro la cosa andava, perché erano già rigidi, ma Starace ( é stato dunque giustiziato anche lui...  che era stato appena appena fucilato, era difficile a far su e repugnante a vedere; ché era molle e cadeva da tutte le parti e colava sangue. Se seguitano, dice, a farli su in quel modo non hanno finito nemmeno per questa sera. Finalmente riesco a capire che i cadaveri dei giustiziati, legati con corde alle gambe, sono stati sospesi, capo all'in giù, alla tettoia del posto di rifornimento per automobili, lì all'imbocco di P.le Loreto. Non più orrore, ma sdegno. Mi ritiro in fretta a casa, per vedere Luisa; gli occhi limpidi di Luisa.  Dopo pranzo telefono ancora a Carlo M. e apprendo che il Cardinal Sohuster é intervenuto per far cessare la macabra gazzarra di P. Loreto. che i cadaveri sono stati effettivamente tolti dall'orrenda esposizione nelle prime ore del pomeriggio. Escono giornali della sera con fotografie di un gruppo di giustiziati: Mussolini, Clara Petacci, Pavolini. L'enorme capo del dittatore riposa sul cuore della donna, come lo han collocato i forsennati, a dileggio. Il viso di lei sembra calmo, delicato e solenne. Il dileggio non conta. Non conta l'occhio sbarrato dell'uomo. Nella macabra scena c'é, contro la volontà dei forsennati, qualche cosa di profondamente umano e gentile.      

Il popolo ha visto; tutti hanno visto; nessuno potrà più dubitare che giustizia sia stata fatta. L'ira popolare già cade; maggiori mali sono scongiurati.

30 aprile

Ieri sera vennero a casa, dopo cena, Karia, Anna, Andreina e Roberto. Non si sa ancora nulla di Agostino. Né sappiamo nulla di Saverio ed Alessandro. E si ha bisogno, evidentemente di farsi compagnia. Sono già corse voci di eccessi della folla.  Se ne parla tra di noi, ma senza alcuna ansia. Io esprimo il mio convincimento che é del resto unanime, sul benefico effetto della rapida esecuzione dei sommi gerarchi; e trovo una giustificazione anche al fatto, orrendo, della sospensione dei cadaveri capovolti. Il popolo ha visto; tutti hanno visto; nessuno potrà più dubitare che giustizia sia stata fatta. L'ira popolare già cade; maggiori mali sono scongiurati. Luisa cuce intanto quadrati di tela bianca sullo stemma sabaudo che io ho voluto cancellare dalle nostre quattro bandiere. Anna - me ne duole per lei - ha un'aria perplessa; Andreina aiuta volentieri Luisa. 

30 aprile

Ieri sera Carlo M. mi ha annunciato il ritorno di Gilberto, arrivato all'improvviso, dalla Val d'Aosta, dove era passato, dalla Svizzera, già da due o tre settimane, impegnandosi anche lui nel finale noto insurrezionale della milizia partigiana.  Sono molto contento per lui. Ho sempre nascosto a Carlo, ma ora glielo dirò, che io non approvava, benché ne comprendessi il motivo profondamente umano, quel suo consigliare, nelle lettere, al figlio di guardarsi da.... romanticismi quarantotteschi.  Da Gilberto, giovane generoso, non ha tollerato il freno paterno e per sua fortuna ha agito senza dir nulla ai suoi e come la sua generosità gli consigliava. Quando Carlo diceva che....  gli italiani non avevano più voglia di battersi, forse indulgeva al suo sentimento di padre ansioso, sapere il figliolo suo unico definitivamente al sicuro; e non ad una convinzione desunta da un severo esame della situazione. Strano, altrimenti, quel giudizio in un uomo che io conosco come uno dei più acuti indagatori della realtà sociale, politica e storica.  Sono tornati Fanny e Manlio da Pavia. Mi raccontano della fine di Bruno; gloriosissima e santa; Pavia e l'Italia onoreranno un giorno quest'oggi.  Poche altre creature conobbi mai di così semplice e severa e mite bontà; di così candida dirittura, di acutezza di ingegno vivacità di temperamento, tenacia di propositi. Ansioso, sopra ogni cosa, di concordia, anzi di fratellanza; silenziosamente ma gelosamente vigile, nella famiglia, nella più e nella meno prossima, del rispetto alla personalità di ciascuno, e della conservazione degli affetti. Infine, senza alcuna, benché minima ostentazione, religiosissimo e pio, vedeva ora, dopo venticinque anni di meditata avversione al fascismo, realizzato il suo ideale di liberta; a lui, come ai fratelli suoi derivato sopratutto dall'educazione familiare; dalla madre Luisa Alessi; di gentile, italianissima e patriottica stirpe; donna veramente eletta; ma dal padre anche, appassionato repubblicano in gioventù, uomo probo, leale, giusto. Da buon ceppo erano nati ottimi rampolli. I Castiglioni. Ed eccone due troncati netti dalla guerra. L'uno e l'altro sembrano avere avuto la morte che dalla nascita s'erano riservata. Come é per ognuno di noi; ché in verità la morte mette in luce, per ciascuno di noi, il significato più profondo della nostra vita. Ecco Ettore che cade dopo un lungo sforzo eroico, vinto in una notte senza fine (e pare ancora oggi incredibile ai più esperti e ai più validi....)  dalla tremenda potenza avversa della bufera di vento sul ghiacciaio;  ecco Bruno che cade dopo aver compiuto, in semplicità ed umanità  francescane, una missione di pace, compiuta perché nonostante tutto, e ancor che la vita già dli sfugga dalla vasta ferita, e ancor che la proterva durezza dello straniero non creda,  e minacci ancora il ferito morente, egli riesce a dire, riesce  a spiegare, che basta , che non tirino più sui cittadini e sulla  città perché le truppe germaniche in Italia si sono arrese, e siano in corso trattative di armistizio; di niente altro si preoccupa se non che quelli intendano e si plachino.  Anche dopo, prima e dopo l'amputazione della gamba, dolorante nel letto d'ospedale, solo di questo si preoccupa: pace, libertà, eternità. Non vuole si dia colpa ad alcuno di quanto accade a lui. Chiede degli avvenimenti; di quel che succede in Pavia, di quella Pavia di cui egli é oggi il cittadino migliore.  Sul punto di morire, il pensiero ai figli e alla sua donna, al sacerdote tedesco che lo assiste, ed é vivamente commosso dal quel santo morire, mormora: " le direte che finisce oggi l'amore terreno, comincia l'eterno". Gli dicono, per dargli conforto, che la città é calma; non si combatte più. "Muoio felice risponde. L'Italia é libera".  Questo fu Bruno.  Nel pomeriggio sono stato alla liquigas. Ho ricordato a Vismara e Padula quel che dicevo giorni fa a proposito degli italiani ancora disposti a combattere e a morire per il loro Paese.  Padula é pronto a replicare: " questo! é bellissimo; tutto quello che lei disse! "Ma in quanti di questi giovani prevarrà l'amarezza e il rammarico di non aver creduto prima? In quanti durerà invece l'indifferenza? Peggio ancora, in quanti opererà l'opportunismo, l'astuzia? E che ne é degli idoli di ieri?  Quasi studiosamente ciascuno evita di parlarne. Di parlare della loro fine. 

Ed é stato qualche cosa di esaltante; un salutare viatico, per i giovani e per gli anziani, all'inizio del nuovo cammino. Ancora pochi giorni fà la vita, attorno a noi, sembrava un deserto.

3 maggio 

E i figlioli? Che ne é dei figlioli? Lo chiedo agli occhi di Luisa che sta volentieri con me; e la sera mi sta bene accanto e mi abbraccia e pensa certo ai fratelli. Giungono invece notizie buone di Agostino. Ma nulla di preciso. 

6 maggio

Manlio, Fanny, Luisa, Ilaria ed io; tutti insieme siamo andati in Piazzale Cinque Giornate ad assistere alla sfilata delle formazioni partigiane che sono affluite a Milano da varie provincie della Lombardia.  S'era quasi sentito, tutti assieme, che qualche cosa di assolutamente nuovo quella manifestazione ci preparava.  Ed é stato qualche cosa di esaltante; un salutare viatico, per i giovani e per gli anziani, all'inizio del nuovo cammino. Ancora pochi giorni fà la vita, attorno a noi, sembrava un deserto. D'improvviso ci si ritrova immersi nella grande famiglia della Patria, ancor più nell'immensa famiglia umana. Profondo senso di rinascita; con la freschezza la luce (che sono anche nell'aria) delle cose belle in germoglio. Dopo tanto oscuro, tormentato e anche stolto e sciocco penare, dopo tanta miseria e grettezza, risentirsi, come per incanto radicati nella libera vita, nel pensiero, nel cuore degli altri. Gli altri, eguali a noi, dove non era che scissione feroce, brutale. Non credo di avere mai vissuto, nei miei sessant'anni, un'ora più bella. Non so se ne vivrò altra simile, nella breve vita che mi resta. E che dolcezza vedere sul volto dei vicini, Fanny, Manlio, Luisa, Ilaria, sentimenti analoghi in tutti i toni diversi che l'età e il cuore di ognuno comporta. Pareva che l'Italia si fosse vuotata di uomini; e sono tutti qui i suoi uomini. Una folla immensa; una folla giovane. Pareva che la gioventù non avesse più, quella poca a rozza che si incontrava, che quel viso duro e fosco, quel cipiglio da giustiziere; ed eccoli invece i volti sorridenti, luminosi (con un che - spesso - di romantico e quarantottesco) ricondurci la giovinezza che fu nostra.  Eccoli: i partigiani due, tre, dieci volte ho l'illusione di vedere passare tra di loro Saverio e Alessandro. Felicità! Felicità di aver creduto in questa gioventù (gioventù di spirito) quando i più non credevano; di averne difesa in ogni occasione, la passione, il valore, il prestigio, contro i miopi, contro gli incerti, contro gli scettici; se non contro i malvagi abbandonati alla loro rabbiosa malafede. Felicità di vederla ormai, questa spirituale giovinezza marciare in testa alla patria che riprende il cammino.       

E' tornato! Da quale vita! E come é bello, fresco, vibrante; uomo completo; uomo che sento immediatamente, avrà un avvenire.  Venti mesi di passione si chiudono; comincia una vita nuova.

8 maggio 

E' tornato Saverio. Questa notte poco prima della mezzanotte! Fanny era sul punto di spegnere la lampadina, ed io non ero ancora a letto; suona il campanello.... I ragazzi! I ragazzi!  Solo Saverio, per ora. Ma é quello che più conta, perché lui, era assente da tanto tempo, e per tanto tempo l'abbiamo pensato in situazione così rischiosa; quello che più conta quello che il suo sorriso ci ha detto subito, che per Alessandro si poteva stare tranquilli.  E' tornato! Da quale vita! E come é bello, fresco, vibrante; uomo completo; uomo che sento immediatamente, avrà un avvenire.  Venti mesi di passione si chiudono; comincia una vita nuova.  Ah! avere vent'anni!  Ebbene; voi figlioli li avete i vent'anni. Questo a me basta.   

Foto di Luigi Burroni dal diario di Mario
Foto di Luigi Burroni dal diario di Mario