Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza utente.
Leggi l'Informativa Privacy completa.

Logo Fondazione Archivio Diaristico Nazionale

Autore

Lea Ottolenghi

Anno

1939 -1945

Luogo

Livorno

Tempo di lettura

4 minuti

Ricordi e impressioni di un'internata

Cosi noi tre arivammo da Silvia non sapendo piu cosa fare. La trovammo impaurita, fuori di se, li non potevamo stare, già i Bezan rischiavano per lei e Paolo.

30-11-43
 Il presentimento che ebbi nel lasciare Gastone si fece realtà. I tedesch cercavano di casa incasa gli ebrei e non risparmiavano neppure i conventi dove sia danoi, che da Gstone fecero irruzione. La madre superiora ci fece scappare e trattenne solo Anna perche ci disse una sola persona era piu facile nasconderla fra le pensionate o fra le suore. Inoltre la tenevano volentieri perche si stava lasciandi molto influenzare dall’ambiente. Cosi noi tre arivammo da Silvia non sapendo piu cosa fare. La trovammo impaurita, fuori di se, li non potevamo stare, già i Bezan rischiavano per lei e Paolo. Ci consiglio di dividerci, Emma presso una signora che le faceva pensione e mamma con me a Boccanera dove Elio aveva delle terre e potevamo trasferirci da contadine! Avrebbe avvertito il babbo di Elio, Luigi, che sarebbe venuto a prenderci con un barroccio a Volterra proprio dove ero stata gia con lei e Paolo. Augusto con dellascolorina aveva cancellato nelle nostre carte d’identitala finale del nostro cognome da Ottolenghi in Ottolini, cosi poteva risultarepiu veritiere che non rifarle false nuovo come molti tentarono.

 

Io con le valigie, stanca ed affranta, dovetti sgridarla ingiungendole di attaccarsi al mio braccio e continuare. Voleva la lasciassi, perché pensava di essermi di impaccio e che da sola avrei potuto cavarmela e non voleva perdermi per causa sua.

30-11-43
In quale disperata situazione mi trovo! Sono di nuovo in quella casa a Volterra, ma con mamma questa volta. Dopo un viaggio disastroso, arrivate di notte, non ci volevano nemmeno aprire la porta, i Signori Sozzi (questo il loro vero nome) ci dicono che hanno messo un comando tedesco li vicino, e non volevano rischiare per noi. Li capivo poveracci, ma che potevo farci? Mamma lungo il tragitto dall’autobus alla casa era stata presa dal panico e piangeva e non voleva proseguire. Io con le valigie, stanca ed affranta, dovetti sgridarla ingiungendole di attaccarsi al mio braccio e continuare. Voleva la lasciassi, perché pensava di essermi di impaccio e che da sola avrei potuto cavarmela e non voleva perdermi per causa sua. Il viaggio da Firenze era durato 5 ore e mezzo e pigiata in piedi fra poche ore si deve riprender l’autobus e dove andiamo? Il signor Luigi non era venuto. Ottengo, dopo averli pregati, di attendere un giorno ancora. Ho dormito su un tavolo di marmo con sopra una coperta e mi sono alzata piena di dolore e come riportare al buio mamma così ricalcitrante? Sulla finestra c’è un maggiolino, li per li l’ho guardato pensando fosse di buon augurio, invece poverino…..è morto! Inoltre per viaggiare ci voleva un permesso del comune e la Paola Boldetti me ne aveva procurato a suo nome e uno per mamma col nome di sua mamma, ma era solo valido per l’andata! Così mi feci coraggio e ci aggiunsi con la mia calligrafia: e ritorno! Tu Gastone mio, pensavo, sarai arrivato a quest’ora forse a Norcia dai tuoi! Non ci siamo neppur salutati e sabato io ti credevo ancora a Firenze. Il saperti nella stessa città mi dava un senso di sicurezza, ma il giorno dopo quando seppi che eravate partiti mi sono sentita debole e smarrita come se tu mi avessi abbandonato sola al mio destino! Vidi tuo babbo, era venuto a cercare delle coperte, nel salutarlo ho sentito una stretta al cuore, era l'ultimo legame che avevo con te che se ne andava e avrei quasi desiderato mi proponesse di andare con lui, forse non avrei accettato, ma mi é dispiaciuto constatare ce non ci teneva affatto. Che carattere! Quando telefonai al tuo convento e mi fecero capire che tutti e tre eravate scappati a precipizio da un'uscita segreta, mi sentii morire'.