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Autore

Leda Cossu

Anno

2012

Luogo

Nuoro/provincia

Tempo di lettura

5 minuti

Tracce femminili di lavoro e di vita

Le stagioni degli scioperi del '68 e '69 facilitarono le relazioni in fabbrica, le resero più calde e umane. Fu un grande risveglio civile. Ad ogni sciopero di Marghera arrivava la Celere di Padova in assetto antisommossa, alcuni Commissari di polizia provocavano, davano calci sugli stinchi ai sindacalisti.

Non ho avuto un padre accanto e questo, come dice Marina, ereditata dalla Funzione Pubblica e dall'amicizia con mio marito, non mi fa considerare padrone nessuno, se non un'autorevolezza di tipo materno, fraterno che ho invece come vissuto infantile e per scelta.
La mia prima protesta  ... non fu una protesta. Era il 1968, c'era stata qualche "prova di sciopero".
Giustina aveva partorito, mi chiese se mi potevo informare se le spettavano delle ore per l'allattamento. Mi informai, ne aveva diritto "per legge": avrebbe potuto avere due ore al giorno di meno di lavoro e lei le chiese. Questa apparente "piccola richiesta" scatenò un putiferio. Alla Chatillon non sapevano cosa fosse l'allattamento. La richiesta di capo in capo arrivò in Direzione e tornò a me con una reazione rabbiosa del capo di Giustina. Mi ricordo ancora la sua faccia e come gesticolava ... eppure non era uno "cattivo", anzi, forse l'avevano messo in croce i capi. Le dettero le ore per allattare, ma evidentemente la normativa non era così chiara se dovrà arrivare un'altra legge a sancirlo, la 1204 e solo nel '71 ... in qualche modo ogni piccola apertura "di fatto" anticipa e facilita molte conquiste poi sancite da leggi e contratti.
Anna aveva un arrossamento cutaneo dalle mani all'avambraccio, pensava che fosse l'olio lubrificante delle macchine, era già successo a qualche compagno di altri reparti del CA. Le dissi di andare in Infermeria della fabbrica e glielo raccontai a Toni Manotti della Cgil. Non ricordo cosa le dissero ... ma era mortificata e piangente. Il CA7 nato con tante speranze era praticamente chiuso, io lavoravo al CA4 in una macchina prototipo in carico ai laboratori e fui richiamata dal mio capo perché interferivo con il funzionamento dei CA, cioè di un altro reparto .. pur essendo questa macchina sempre ai CA.. In realtà mi avevano vista parlare con Anna.
L'ing. Cagnin, responsabile dei CA... mi aveva fatto richiamare anziché parlarmi direttamente. Le ragioni di Anna erano di salute, non poteva continuare a lavorare dove ci fosse quell'olio.. del quale si negava la nocività, questo avrebbe compromesso la sua salute e quella di eventuali figli. Andai nell'Ufficio dell'Ingegnere e gli dissi queste cose, che Anna stava male ed invece di affrontare il problema si era limitato a richiamarla e farmi richiamare ... che non era modo. Le mie maniere  erano assolutamente educate.. ma ricordo che man mano scendeva sulla sedia fin quasi sotto la scrivania, capii che non se lo aspettava che andassi a parlargli. Anna risolse il suo problema solo quando fu spostata. Le stagioni degli scioperi del '68 e '69 facilitarono le relazioni in fabbrica, le resero più calde e umane. Fu un grande risveglio civile. Ad ogni sciopero di Marghera arrivava la Celere di Padova in assetto antisommossa, alcuni Commissari di polizia provocavano, davano calci sugli stinchi ai sindacalisti. Poi le relazioni migliorarono anche con loro ... la frequentazione si sa, contemina...fa miracoli Il primo sciopero cui partecipai fu quello contro la chiusura della Scac di via Fratelli Bandiera. Gli operai l'avevano occupata e le mogli portavano loro da mangiare e gli abiti puliti oltre le mura. Era prima del '68. La polizia picchiò per disperdere i manifestanti che bloccavano via Fratelli Bandiera. Noi ragazze e le donne si misero davanti alla polizia ... cercavamo di parlare, di ridurre la tensione. Avrei potuto prenderne tante ... mi andò bene.

1969_serrata di fabbrica
1969_serrata di fabbrica
1969_serrata di fabbrica
1969_serrata di fabbrica
Gli impiegati crumiri cercavano di non farmi parlare nelle assemblee pubbliche, questo mi metteva in crisi ... ma non per questo rinunciai a parlare in pubblico. Godevo del rispetto degli operai e dell'odio di molti impiegati, alcuni di loro molto vigliacchi.

Le donne devono essere gli Angeli del Focolare


Eravamo poche donne, le mie compagne partecipavano alla sciopero, alla manifestazione ... ma poche di loro facevano i picchetti contro i crumiri e ancora meno di loro andavano oltre un dialogo scherzoso, di relazione, ma c'erano e questo era importantissimo.
Come donna ero sempre visibile, nel bene e nel male.
Gli impiegati crumiri cercavano di non farmi parlare nelle assemblee pubbliche, questo mi metteva in crisi ... ma non per questo rinunciai a parlare in pubblico. Godevo del rispetto degli operai e dell'odio di molti impiegati, alcuni di loro molto vigliacchi. Offendevo la loro sensibilità patriarcale e di ruolo sociale. Più d'una volta dovette intervenire qualche compagno a difendermi. Per alcuni di loro lottare significava la rinuncia alla mia femminilità ... che ne sapevano loro di me? Prima di  Toni avevo un moroso di Perugia, bello e impegnato sindacalmente, laureato e direttore delle Poste. Avevo scoperto con lui Garcia Lorca, Neruda, i classici russi, altri orizzonti ... l'amore... che funzionava a meraviglia .. Erano i tempi di D'Andrè,  La Guerra di Piero, Tutti morimmo a stento, Via del Campo, il Valzer della castità ... Di Georges Moustaki, Brassens
In manifestazione  ero sorvegliata, quando andammo con i miei compagni alla Coin entrammo in due tre ragazze e facemmo uscire le commesse, la polizia all'improvviso mi prese e mi portò via, ma avevo degli angeli custodi: i miei compagni di lavoro che mi seguivano ... attenti e protettivi mi sollevarono di peso, mi ritrovai da un'altra parte senza accorgermene. Catalizzavo l'attenzione pur non facendo nulla di male.. se non parlare, questo favoriva lo sciopero, il picchetto, le lotte... ma mi attirava anche le critiche e il mobbing. Se solo fossimo state più donne in fabbrica!!! Eravamo davvero poche.

1970_Leda assemblea davanti alla fabbrica
1970_Leda assemblea davanti alla fabbrica
1970_Leda con i compagni della manutenzione della Chatillon
1970_Leda con i compagni della manutenzione della Chatillon