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Autore

Piero Terracina

Anno

-

Luogo

1938 -2003

Tempo di lettura

8 minuti

La memoria e la speranza

Anche i Bauer furono internati nel campo italiano di Fossoli e quindi deportati nel lager di sterminio di Auschwitz Birkenau dove noi Terracina arrivammo il 23 maggio1944. Goti venne immatricolata col numero A 5372, io col numero A 5506.

Nel mio piccolo spero di riuscire a dare il mio contributo alla pace. Fondo questa speranza nelle lettere, disegni, messaggi di posta elettronica che ricevo e raccolgo con scrupolo. La mia testimonianza appartiene a un impegno civile che negli anni ho elaborato dopo il lungo silenzio. Dovevo contrastare il negazionismo con la forza di questa convinzione: "io c'ero ed ho visto con i miei occhi" e parlare contro il razzismo e la xenofobia. Ho capito che dovevo parlare e volentieri ho accolto anche l'invito ad incontrare a Hiroshima i sopravvissuti dell'atomica. E in quella occasione, nel primo luogo della storia chiamato "Ground zero" dove fu sganciata la bomba atomica ebbi l'onore di far suonare i rintocchi della Campana della Pace posta in perenne ricordo. Il 16 gennaio 2003, su iniziativa del Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi venni insignito dell'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al merito ella Repubblica italiana. Quel giorno, desidero ricordarlo, insieme a tanti altri, ricevettero l'onorificenza Agata Herskovitz Bauer detta Goti, anche lei ex deportata, il sacerdote Aldo Brunacci e lo scrittore Mario Rigoni Stern. Goti Bauer, nata in Cecoslovacchia, deportata nel campo di sterminio di Aushwitz/Birkenau è stata attiva testimone della Shoah. Nel 1938 lei viveva a Fiume e io a Roma. Goti venne arrestata il 2 maggio 1944 con i genitori e il fratello Tiberio a Cremenaga (Varese) mentre cercavano di attraversare il confine italo-svizzero con documenti falsi. I Bauer vennero rinchiusi nel carcere di Varese, in quello di Como e a San Vittore a Milano. Anche i Bauer furono internati nel campo italiano di Fossoli e quindi deportati nel lager di sterminio di Auschwitz Birkenau dove noi Terracina arrivammo il 23 maggio1944. Goti venne immatricolata col numero A 5372, io col numero A 5506.

Gli esecutori del massacro erano uomini; non erano affamati, non erano inferociti da mortificanti condizioni di vita, appartenevano alla nazione che era stata la più civile e progredita d'Europa.

In chiusura desidero condividere alcune mie riflessioni sul ruolo della memoria. La memoria non è il ricordo; il ricordo si esaurisce con la fine della persona che ricorda il suo vissuto. La memoria è invece un filo che lega il passato al presente, è proiettata nel futuro e lo condiziona. Solo facendo memoria del passato potremo evitare che il passato che ho raccontato possa tornare. Il mio ruolo di testimone in questi anni avrà avuto significato se riuscirà a   richiamare l'attenzione sui meccanismi che hanno reso possibili i campi di sterminio, per rispondere all'interrogativo di come i fatti e le aberrazioni di cui fui vittima si siano potuti verificare in un epoca civilizzata, con la partecipazione diretta di un numero enorme di cittadini, con il consenso di gran parte della popolazione e non solo nella Germania nazista e nell'Italia fascista. Gli esecutori del massacro erano uomini; non erano affamati, non erano inferociti da mortificanti condizioni di vita, appartenevano alla nazione che era stata la più civile e progredita d'Europa. Erano persone che amavano le arti, la cultura, la natura. Erano persone che, presumo, addormentavano i figli facendogli recitare le preghiere e raccontando loro una fiaba. Cosa rese possibili gli eventi incredibili? Perché tanto odio. E ogni volta che una società attraversa una crisi, come sta succedendo ora, una crisi che è prima morale e poi politica ed economica, le insicurezze dei cittadini possono trovare sfogo in una caccia alle streghe. Nulla meglio di un capro espiatorio lenisce le ansie di una società. Ci sono mestatori che fanno la cattiva politica e offrono i bersagli su cui riversare ogni tipo di accusa: dopo aver individuato nei meridionali il primo nemico interno, ora sono passati agli immigrati extracomunitari, Rom e Sinti. Per allentare lo stress sociale alimentato dalla incessante campagna mediatica sull'insicurezza, ecco le misure discriminatorie e umilianti del censimento etnico e del prelievo delle impronte digitali. Tutti abbiamo diritto al rispetto, alla solidarietà e alla libertà. Questi valori non sono un dono del Signore ma una conquista che non dura per sempre; questi valori vanno difesi dalle istituzioni ma soprattutto da ogni singolo cittadino.