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Autore

Angela Mori

Anno

2005 -2006

Luogo

Firenze

Tempo di lettura

9 minuti

Un regalo lungo 105 giorni

Omar, nel '75 aveva ventanni quando è finito in galera. "Studiavo architettura" mi ha detto" tre anni dopo, quando sono uscito, volevo continuare a studiare ma il regime aveva cancellato la mia vita di studente. Come se non fossi mai esistito.

Data: Sat, 4 Feb 2006 17:05:47 +0100 (CET)

Oggetto: 14 marzo 1985

 

....quando martedì sera sono arrivata al n.1294 della calle Lorenzo Carnelli, qui a Montevideo, ho avvertito subito un'atmosfera particolare. "È questa la sede di CRYSOL?", ho chiesto, "si, entra". Mi sono seduta per le scale e mi sono messa ad ascoltare. Una quindicina di persone erano riunite nell'ampio atrio per

discutere della ley jubilatoria. Attraverso le loro parole ho iniziato a ricostruire il passato di questo Paese che non conoscevo affatto: le persecuzioni, la dittatura, le torture, le lotte, l'esilio, i desaparecidos, il carcere. Mentre parlavano, guardavo i loro volti e cercavo di immaginarmi come potessero essere trentanni fa… Ragazzi poco più che ventenni che, per essersi opposti alla feroce dittatura militare, sono stati incarcerati per anni. I soci di CRYSOL sono tutti ex prigionieri politici. Omar, nel '75 aveva ventanni quando è finito in galera. "Studiavo architettura" mi ha detto" tre anni dopo, quando sono uscito, volevo continuare a studiare ma il regime aveva cancellato la mia vita di studente. Come se non fossi mai esistito. Siccome ero comunista, mi dicevano, che non potevo studiare perché' tanto non avrei mai trovato lavoro. Alla mia compagna mancava un'esame alla laurea. L'hanno messa in carcere per tre anni e la sua carriera universitaria è finita per sempre". "Quando poi uscivi, se avevi dei beni, ti venivano confiscati perché il regime doveva essere rimborsato delle spese che aveva dovuto sostenere per la nostra detenzione: come se avessimo soggiornato al Grandhotel". Juan è stato 8 anni in carcere. " a volte mi chiedono se avevo ammazzato qualcuno, per essere stato così tanto tempo in galera". Eugenio: 5 anni di carcere. Adesso lavora quando ci riesce. Mi ha colpito il rapporto così bello che ha con Alicia, 17 anni, sua figlia. Carmen, un anno di carcere, "quando mi anno preso stavo studiando per infermiera, era quello che volevo fare" e che non ho fatto. Jorge, 7 anni di carcere. "Ero pintor de letras. Quando sono uscito di galera sono riuscito a ritrovare lavoro nel mio settore, anche se i primi tempi è stato difficile riprendere "la mano" a dipingere. Le sue capacità artistiche, come quelle di Eugenio che è stato disegnatore grafico, le ho viste esprimersi giovedì notte, quando siamo stati, con Gaston, Brenda, Oscar e altri compagni, a "pintar la calle". Approfittando della festa popolare di Yemanja e della risonanza mediatica della festa della "llamadas" del giorno seguente, siamo andati a scrivere con la vernice, sul muro di fronte al mare e sulla strada dove sarebbero sfilati il giorno dopo i gruppi afro per il carnevale, "POR UNA LEY JUBILATORIA PARA LOS EX-PRESOS POLITICOS DE LA DICTADURA- CRYSOL" E "VERDAD Y JUSTICIA".

Dimenticavo: il 14 marzo 1985, poche settimane dopo la fine della dittatura militare, qui, in Uruguay, con l'amnistia, furono liberati tutti i prigionieri politici ancora in carcere.

Angela

"Se li sono portati via perché' erano ragazzi intelligenti che lottavano. hanno fatto scomparire per sempre due generazioni" ha ripetuto piu' volte Juanita.

Data: Fri, 10 Feb 2006 15:16:24 +0100 (CET)

Oggetto: Resistencia

....ieri, alle tre e mezzo del pomeriggio, come ogni giovedi, Juanita era in Plaza de Mayo...come ogni giovedì da trentanni a questa parte, Juanita e le altre madri erano lì nella piazza a marciare per reclamare non solo giustizia per i loro figli desaparecidos ma anche giustizia sociale...sullo striscione che portavano c'era scritto "distribucion de la riqueza ya!"...Juanita e le altre madri marciavano e sorridevano....

Mercoledi mattina siamo state all'hotel Bauen… quando ci siamo congedate, Gerardo ci ha detto: "de aqui nos sacan solamente con los pies adelante"… "da qui ce ne andremo solo con i piedi davanti". Gerardo ci ha raccontato le lotte dei lavoratori dell'hotel Bauen, una delle 200 imprese recuperate in Argentina, imprese che grazie alla volontà, alla tenacia e alla lotta, sono state riaperte dai lavoratori che le hanno occupate dopo che erano state chiuse dai padroni, in seguito alla crisi economica del 2001.

L'hotel Bauen nacque nel'78 in occasione dei mondiali di calcio: nella direzione dell'albergo di proprietà della famiglia Yurcovich, facevano parte personaggi legati alla giunta militare che in quegli anni insanguinava l'Argentina. Gli Yurcovich come molti altri proprietari di imprese, ottennero dallo Stato prestiti che non hanno mai restituito. Il debito dell'Hotel Bauen nei confronti dello stato appunto, adesso ammonta a circa dieci milioni di dollari.

Al momento della chiusura, nell'albergo lavoravano solo 70 persone, delle 200 necessarie: tutte le altre erano state licenziate nel corso degli ultimi anni.

Nel 2003, 30 ex lavoratori, occuparono il Bauen e formarono una cooperativa. Piano, piano, ricominciarono a risistemare l'albergo e a riaprirlo ai turisti rinunciando a gran parte del loro stipendio per investire quel denaro nella riapertura completa dell'albergo: adesso sono disponibili 190 delle 220 camere. Grazie anche alla solidarietà dei lavoratori della empresa Zanon (anch'essa recuperata) che gli hanno inviato le mattonelle per il pavimento, hanno potuto ampliare la hall e il bar.

I lavoratori del Bauen stanno lottando insieme a tutti gli altri, affinché' il parlamento approvi la legge sull'esproprio, in modo da consentire ai lavoratori stessi di acquisire la proprietà' dell'impresa e saldare con lo Stato i debiti contratti dalla famiglia Yurcovich, che nonostante tutto, pretende anche di accampare dei diritti.

Nel pomeriggio invece siamo state...siamo...si perché' adesso siamo in tre: Annalisa, Belinda ed io, a condividere storie ed emozioni...siamo state all'associazione delle Madri di Plaza de Mayo. Abbiamo chiesto di parlare con loro... per capire. Ci ha ricevuto una donna piccola, piccola con un grande sorriso...il suo nome è Juanita.

Suo figlio, medico psicanalista, aveva trentuno anni quando una notte di trentanni fa lo portarono via. Sua moglie, incinta, non poté' fare altro che scappare in Brasile, per sempre.

Juanita, come tutte le madri a cui erano stati portati via i figli durante la dittatura, cominciò a bussare a tutte le porte: commissariati, caserme, chiese per sapere dove fossero. Non hanno mai ricevuto una risposta. Capirono allora che quei ragazzi e ragazze erano stati fatti scomparire tutti per lo stesso motivo: perché' si erano opposti alla dittatura. Così decisero di smettere di piangere e di "socializzare la loro maternita": avrebbero lottato tutte insieme non per ogni singolo figlio ma per tutti i trentamila desaparecidos. "Se li sono portati via perché' erano ragazzi intelligenti che lottavano. hanno fatto scomparire per sempre due generazioni" ha ripetuto piu' volte Juanita.

E con il suo sorriso ci ha detto" i nostri figli ci hanno insegnato a lottare e noi non smetteremo mai di farlo". Juanita ha 91 anni.

Quando l'Argentina è tornata alla democrazia, comunque, i presidenti che si sono succeduti, hanno tentato più volte di cancellare il passato: Alfonsin offrì 240 mila dollari per ogni desaparecidos purché le famiglie accettassero che quei ragazzi erano scomparsi in seguito a scontri con la polizia. "non vendiamo il sangue dei nostri figli": le madri di plaza de mayo non hanno mai accettato questo ignobile compromesso: "non vogliamo dimenticare e nemmeno perdonare".

Il presidente Kirchner è l'unico che ha dimostrato rispetto della tragedia dei desaparecidos e lo ha dimostrato concretamente, per esempio, rimuovendo dai loro incarichi i militari i responsabili della dittatura. "Il nostro nemico non sta più nella Casa Rosada" ci hanno ripetuto.

Juanita ci ha salutato facendoci vedere tutti i riconoscimenti che le madri hanno ricevuto in questi anni da amici e istituzioni (molti, anche dall'ltalia). E con il suo sorriso ci ha detto" i nostri figli ci hanno insegnato a lottare e noi non smetteremo mai di farlo". Juanita ha 91 anni.

Angela