Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza utente.
Leggi l'Informativa Privacy completa.

Logo Fondazione Archivio Diaristico Nazionale

Autore

Mamadou Diakite

Anno

2019

Luogo

Costa d'Avorio

Tempo di lettura

5 minuti

Il candidato

I tassisti sono libici, ma i trafficanti sono maliani, nigeriani, ivoriani, burkinabè, senegalesi, gambiani, guineani, del Ciad, tutti candidati al viaggio come noi, ma avevano pensato di farsi un po’ di soldi in più prima di partire.

I tassisti sono libici, ma i trafficanti sono maliani, nigeriani, ivoriani, burkinabè, senegalesi, gambiani, guineani, del Ciad, tutti candidati al viaggio come noi, ma avevano pensato di farsi un po’ di soldi in più prima di partire. Stavano lì, prendevano soldi, ricattavano le ragazze per fare sesso con loro, cambiavano ragazza ogni convoglio e le mettevano incinta prima di lasciarle partire.
Il suo ghetto è il primo posto dove va chi arriva in città. Lì abbiamo ritrovato Solo, Adjara e tutti gli altri. Oustaze chiamò Sylla, poi fece il punto con lui e ci diede qualche soldo per mangiare. Cucinammo, mangiammo, riposammo aspettando che facesse buio per andare dal nostro corrispondente a Sabha. Non eravamo tutti con lo stesso corrispondente: sette di noi erano con Moussa, un maliano. Mandò un taxi a prenderci: Adjara, Solo e Abou erano con me.
Eravamo arrivati al ghetto di Moussa. Ci fecero vedere dove poggiare le nostre cose, poi ci disse le sue regole. Il silenzio prima regola, perché eravamo nascosti. Nessuno doveva uscire di casa, dovevamo stare chiusi dentro.
Un corridoio dove si cucinava, un bagno doccia, un piccolo cortile, delle camerette, una tv, dei tappetini per dormire. Trovammo qualcuno lì che aspettava il convoglio per Sabratha, la città del mare, per il viaggio chiamato VIAGGIO DELLA MORTE O DELLA VITA MIGLIORE.
Moussa ci diede riso, acqua e qualcosa per cucinare, tramite il suo galoppino, Ibrahim, un altro candidato per il viaggio che non poteva pagare e quindi intanto lavorava per Moussa.
Cucinammo, cenammo e ci riposammo, poi la mattina dopo, la prima preghiera dopo 15 giorni.
Feci tante preghiere insieme. Verso le 11 arrivò Moussa e ci chiamò tutti. Chiamò Sylla davanti a noi, lui gli disse che tutto era pagato: saremmo partiti col prossimo convoglio che stava preparando.
[...]
Moussa ci disse come fare un buon viaggio:
1) Come nascondere i nostri soldi. Durante il viaggio possono anche spogliarti per cercare soldi: non bisognava mettere tutti i soldi nello stesso posto e bisognava tenerne un po’ in tasca o in posti accessibili per farglieli trovare. Le donne venivano perquisite meno, perciò io ho dato una parte dei miei soldi a Adjara, ho nascosto un po’ nel bubu, nelle scarpe e nelle tasche. Le donne nascondevano i soldi nel pannolino del bambino.
2) Come comportarci con i trasportatori: stare zitti e obbedire.
3) Ci diede il suo numero e un telefono per chiamarlo ogni tanto e dirgli come procedeva.
La sera di un giovedì di metà settembre 2016 arrivò un taxi per portarci al punto di raduno. Arrivammo nel ghetto di Sunday, un nigeriano con tutta la sua banda.
Trovammo lì altri candidati per raggiungere Sabratha.
Il ghetto di Sunday era una casa con un cortile piena di ragazzi ammassati e maltrattati.
In fondo al cortile c’erano delle stanzette con delle ragazze costrette a prostituirsi: così ogni tanto vedevamo un arabo entrare nel cortile e uscire dopo due minuti.
Dovevo fare pipì. Un uomo di Sunday mi indicò un angolo del cortile dove c’erano le ragazze: alcune chiacchieravano, una gridava che era stanca all’arabo che la stava violentando, entrò un uomo di Sunday e venne a picchiarla dicendo “L’arabo deve finire quello che ha cominciato”.
Cosa ci sarebbe successo? Chiesi a Dio di farci uscire di là e Dio sentì la mia preghiera. Sentii un uomo di Sunday che parlava francese, un po’ più tranquillo degli altri. Mi avvicinai per parlare con lui e mi spiegò dove eravamo. I ragazzi ammassati non potevano pagare il viaggio: loro gli davano da mangiare una volta al giorno, li picchiavano, li torturavano, ricattavano le loro famiglie perché mandassero soldi. Ogni giorno ne moriva almeno uno e loro andavano a gettare il corpo nel deserto.
Anche le ragazze non potevano pagare, perciò Sunday vendeva il loro corpo per poter pagare il viaggio. Non me n’ero accorto, ma stavo piangendo.
Non vedevo l’ora di andarmene da quel ghetto.