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Autore

Mamadou Diakite

Anno

2019

Luogo

Costa d'Avorio

Tempo di lettura

8 minuti

Il candidato

La prima cosa è scegliere il trafficante giusto. E io ho scelto il migliore. Infatti sono qua.

“Ma Sita, sei sicura che questo è un viaggio che porta davvero in Italia? Tu ti fidi davvero di questi uomini di cui mi hai dato i numeri?” 

“Dai! Mamadou, stai dubitando di me?”

La prima cosa è scegliere il passeur giusto.

“No Sita, ma io voglio solo capire di più perché ho venduto tutto per partire.” 

La prima cosa è scegliere il trafficante giusto. E io ho scelto il migliore. Infatti sono qua. Sita: il più vecchio pappagallo del mercato Roxy di Abidjan, bababababababa, un metro e 70, capelli grigi e una bancarella piena di qualunque, e dico qualunque, medicina fabbricata sulla faccia della terra. Sita la contattano da tutto l’interno del Paese quelli che vogliono andare via. Ha svuotato villaggi interi. 

“Ehi Mamadou, tu non mi conosci io ho fatto partire tutti quelli di Daloa. Io non faccio questo da oggi, siete voi che mi conoscete solo oggi ma io faccio questo da 15 anni.” 

“Ma Sita è solo una spiegazione, perché ti arrabbi?” 

“M’incazzo perché tu metti in dubbio la mia professionalità. Questo è il mio lavoro! Hai visto al telegiornale quei 5.000 che sono entrati l’altra notte, i miei uomini avevano 5 barconi là. Hai visto il bambino salvato con l’elicottero insieme alla mamma? Si, io la conosco benissimo, li ho mandati io perché lei voleva partorire in Italia. I miei uomini sono i più bravi, non hanno mai fatto un incidente, abbiamo i gommoni più sofisticati.” 

“Sita, dai!” 

“Non scherzare ragazzo. Io ho mandato la mia unica figlia in Francia con questo viaggio.” 

“Sita, tu hai fatto questo?” 

“Si, perché io so che la strada è sicura, mi fido dei miei uomini. Tu vuoi andare in Italia o no?” 

800.000 cfa in contanti per tutto il viaggio da Abidjan fino all’Italia – costi di galera esclusi. Questa cifra comprendeva: il viaggio da Agadez (in Niger) a Sabha (in Libia) attraverso il deserto, il viaggio da Sabha a Sabratha, la città del mare, il viaggio in gommone fino a Lampedusa, perché quando sei in Africa qualunque posto di approdo in Italia è Lampedusa. Da questa cifra erano esclusi il biglietto del pullman da Abidjan ad Agadez e le spese stradali. 

“Ehi, Sita, cosa sono le spese stradali?” 

“Portati un po’ di soldi, e non fare lo stupido, solo tagli piccoli.” 

200.000 cfa in banconote da 500 e da 1.000, uno zaino con 2 pantaloni, 3 magliette e 1 bubu – il vestito tradizionale –, l’unico paio di scarpe ai piedi, e in tasca, sotto i calzini, nella tasca interna dello zaino soprattutto due numeri di telefono: del corrispondente di Agadez e del corrispondente di Sabratha. 

Perché ai passeur che tengono in mano la tua vita, dopo un po’ ti affezioni, e allora li chiami corrispondenti. Sono andato via dalla Costa d’Avorio il 2 settembre 2016, alle due di notte, con un pullman dalla capitale Abidjan nel Sud. Alla fermata sono andato col mio amico fraterno Solo. Lo avevo conosciuto due settimane prima: Colibaly Souleman, quattro anni più grande di me, truffato da un trafficante che gli aveva organizzato un passaggio dalla Tunisia quando le partenze dalla Tunisia erano state già bloccate. Aveva venduto tutto quello che aveva e il trafficante gli aveva restituito solo la metà dei soldi e ora non poteva partire e non aveva il coraggio di tornare a Yamoussoukro da sua madre dopo che le aveva promesso che lui avrebbe cambiato la loro vita. Veniva tutti i giorni a piangere dal suo amico che lavorava nel negozio di tessuti di mia madre. Io ascoltavo in silenzio: non avevo mai incontrato nessuno capace di piangere per così tanto tempo senza interruzione, sempre con la stessa forza. La prima volta ha raccontato che aveva solo 400.000 cfa, dopo due giorni ha detto che erano 500.000, poi sono diventati 600.000... quando è arrivato a 700.000 non ne potevo più di sentire sempre la stessa storia e l’ho portato da Sita, ho chiesto uno sconto per lui, ho detto a Sita di lasciar perdere i 100.000 cfa, perché la vita di un uomo vale più dei soldi; Sita deve aver pensato che 700.000 cfa per un candidato che non aveva nemmeno dovuto cercare erano meglio di niente e ha detto si. 

Un candidato, si. In Africa quelli che fanno il viaggio si chiamano candidati, come per un concorso, come per un posto di lavoro, perciò quando arrivano sono così contenti: hanno vinto. 

La stazione di Abidjan è grande, c’è un ingresso monumentale e un cortile dove entrano tre file di pullman, con i bagni, la tv, uno spazio riparato per pregare, una bottega per gli ultimi acquisti, una stazione internazionale: pullman che andavano e venivano, persone che arrivavano e partivano, gente che aspettava e in mezzo Solo e io, che a un certo punto sentiamo “Ah, Sita Roxy be bara lade!”. 

“Sita?” Ci giriamo e c’erano una ragazza che sembrava una donna e un ragazzo che sembrava un bambino, lei con un completo di tessuto annodato in vita e lui con la maglietta di dj Arafat, un cantante che si fa chiamare comandate e va in giro con la divisa dell’esercito cantando una specie di trap neomelodico. I due ragazzini avevano in mano biglietti come i nostri: “dovete fare il viaggio anche voi? Un viaggio così pericoloso? Siete insieme?” “Hi hi hi! je suit pret”, il ragazzino se l’è presa subito a male, “Io sono pronto perché sono un maschio. Putain! Niente mi fa paura! Putain!”. Non smetteva più di parlare ed era già pronto a alzare le mani.

La ragazza invece andava all’essenziale “Non siamo insieme. Abbiamo solo pagato la stessa persona per partire. Io sono Adjara, e lo stupido è Aboubakar”. Abbiamo cominciato a camminare insieme, verso il pullman, con Aboubakar che continuava a sbraitare. Io sono rimasto un po’ indietro perché dovevo fare le ultime chiamate. [...]

Quando decidi di partire per la Libia non lo dici ai quattro venti, perché non lo sai se arriverai a destinazione o se morirai, o se fallirai e tornerai indietro, che è peggio di morire. Prima di partire le persone si nascondono, non le vedi più in giro, e poi un giorno scopri su facebook che sono in Italia o in Spagna. 

Nessuno parla del viaggio se vuole partire. Del viaggio parla solo chi non lo farà mai, come il mio amico Blacky, che dice che chi parte è pazzo, perché non dà valore alla sua vita.

L’autista accende il motore. [...]